Trattato d’alleanza tra i Romani e i Camerti

L’alleanza tra i Romani e i Camerti è la prima data puntuale per la storia delle popolazioni stanziate nel territorio marchigiano e segna altresì il primo affacciarsi di Roma ad est dell’Appennino centrale. Mentre sono abbastanza chiare le ragioni che devono aver indotto i Romani a stringere l’alleanza, non altrettanto evidenti appaiono queste per quanto riguarda i Camerti. Gli studiosi tendono piuttosto a motivarle con la minaccia gallica, dei Galli Senoni, che incombeva sul loro territorio e le scoperte archeologiche di presenze galliche a Matelica, a Vallicelli di Camerino, a Cessapalombo e San Ginesio sembrano accreditare tale interpretazione. Al trattato romano – camerte segue quello tra Roma e i Piceni, nel 299 a.C. Siamo al momento culminante della lotta per la supremazia in Italia, che vede da una parte Roma con i suoi alleati, dall’altra Sanniti, Galli ed Etruschi. In questa vicenda la scelta di campo operata prima dai Camerti e poi dai Piceni, giuoca un ruolo importante, venendo a interrompere la continuità territoriale tra gli avversari di Roma: è significativo che lo scontro tra le due parti sia avvenuto proprio in questo settore. Dapprima una legione, comandata da Lucio Cornelio Barbato, è sorpresa e fatta a pezzi, nel territorio camerte, da Sanniti e Galli; ma subito dopo i Romani prevalgono in una grande battaglia campale nel territorio sentinate (295 a.C.) che decide le sorti dell’intera Penisola. I trattati dunque avevano dato ottimi frutti nel momento cruciale. Per i Piceni quell’alleanza, che nel 299 era parsa ben giustificata dalle necessità del momento, ora, cambiata la situazione politica, si tramuta in un peso oppressivo; i Romani infatti, avendo occupato, dopo la vittoria, l’agro gallico, dove fondano la colonia romana di Sena Gallica, e il teramano, dove viene dedotta la colonia latina di Hadria, chiudono ormai da settentrione e da mezzogiorno il territorio degli antichi alleati, mentre la disparità delle forze tramuta, in pratica, tale alleanza in protettorato. Non resta ormai ai Piceni che la denuncia del trattato e la sollevazione in armi, cui si decidono nel 269 a.C. Sulla guerra che segue, in due campagne, nel 269 e 268 a.C., che si concludono con la completa sconfitta dei Piceni e sul trattamento riservato ai vinti, non abbiamo informazioni dalle fonti antiche. Al riguardo, mentre gli studiosi sono concordi nel ritenere che il capoluogo, Ascoli, sia rimasto libero e nella condizione di città federata, il territorio centro -settentrionale del piceno è incorporato nello stato romano, ma con diversa sorte: una parte viene direttamente confiscata e la popolazione è deportata nell’Italia meridionale, l’altra parte è lasciata ai precedenti abitanti, cui è data una cittadinanza romana incompleta, priva del diritto di suffragio. Nell’area maceratese non sappiamo molto su quale parte del territorio abbia subito la confisca; possiamo dire che questa sorte spettò all’estrema valle del Potenza, dove viene appunto dedotta, nel 184, presso l’odierna Porto Recanati, la colonia di Potentia, alla foce del fiume che ne perpetua il nome; l’unica in tutto il maceratese, fino ad Augusto.

Tratto dal testo “Linee di storia in età antica” di Gianfranco Paci, contenuto nel volume “La Provincia di Macerata, Ambiente, cultura e società” realizzato dall’Amministrazione provinciale di Macerata.

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