Il Fascismo a Macerata

Negli anni che vanno dal 1919 al 1945, a Macerata non si rilevarono momenti di crisi o d’intransigenza, pur notandosi un clima di critica e di protesta. Il fascismo puntò su Macerata ritenendola una zona sulla quale si poteva facilmente operare, perché i cattolici, detti Popolari, erano divisi, e non esisteva ufficialmente un movimento modernista. In questo clima, dove era alto il livello culturale, ma non altrettanto diffusa l’emancipazione sociale, le idee fasciste neutralizzarono le poche minoranze e facilmente si consolidarono. Come in altre zone di cultura patriarcale, si era venuta a creare un’atmosfera in cui era forte la differenza di classe, dove ciascuno pretendeva di conservare il suo rango, e dove si voleva il rispetto della gerarchia sociale da parte di tutti. Molti iscritti al Partito fascista, erano sostanzialmente lontani da qualsiasi posizione di settarismo ed intransigenza, idee lontane dal carattere marchigiano, che unisce il buon senso alla tolleranza, la coscienza dei limiti all’intelligenza. A Macerata, durante il fascismo, la politica, sotto il profilo di una concreta e dinamica lotta, non fu viva. La classe dei notabili aveva comportamenti scettici, in alcuni casi distaccati, mentre la massa popolare di dimostrò apatica e diffidente ed il ceto medio, per lo più impiegatizio, non si schierò. Mancava quindi una pubblica opinione compatta e risoluta. Il ventennio fascista maceratese rimase indenne dal fanatismo e lontano dall’attivismo, che invece si riscontrò in altre città italiane.

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