Palazzo Comunale di Montecosaro

La massima istituzione comunale di Montecosaro ha sede nell’ex Convento Agostiniano, struttura con oltre 700 anni di storia. Gli eremitani di S.Agostino succedettero alla decadente comunità benedettino-farfense e si insediarono entro le mura del borgo già dalla metà del ‘200. Erano riconoscibili per la tonaca nera col piccolo cappuccio triangolare, stretta in vita da una cinta in cuoio. Pare che l’ultimo degli agostiniani montecosaresi si spense nel 1873, quando già da tredici anni l’antico complesso era proprietà non più dell’ordine ma del Comune di Montecosaro.
Il nobile e pregiato edificio attuale è frutto di una grandiosa ricostruzione settecentesca. Il pianterreno è dominato dalla presenza del chiostro, armonioso spazio rettangolare trasformato nel tempo ed attualmente sviluppato su tre ordini. Il manufatto al centro del cortile, che a prima vista potrebbe sembrare un pozzetto, è in realtà un’antica cisterna attorniata da un tunnel di ghiaia e carbone che filtra l’acqua piovana rendendola potabile.
Proseguendo attraverso lo scalone intemo, incontriamo il sarcofago di Marco Acutio Acutiano, collocato a parete sulla nostra sinistra. Siamo di fronte al più insigne manufatto di età romana che il territorio comunale abbia finora restituito. E’ stato rinvenuto dagli stessi agostiniani durante la demolizione del 1773 e sembra risalire al II secolo d.C. Oltre a moglie e figli che hanno provveduto alla sepoltura, l’iscrizione ricorda anche il defunto cavaliere romano deceduto poco più che trentenne.
Al primo piano segnaliamo la pregevole pavimentazione settecentesca e gli stucchi di pareti e soffitto peraltro rimaneggiati. Ci sembra questa la comice più adatta per inserire le bizzarre vicende di Adriano Peroni, artista montecosarese del XIX secolo. In origine stagnino, il Peroni venne ingiustamente arrestato a causa di un furto non commesso, per cui dovette scontare sette mesi di prigione. Qui conobbe un frate che gli insegnò a dipingere, trasformandolo in poco tempo in un apprezzato ritrattista. Abile anche nell’arte dell’affresco, per ben tre volte raggiunse il Sud-America, dove arrivò a decorare la volta del Duomo di Montevideo capitale dell’Uruguay. Nel Palazzo Comunale ha eseguito alcuni lavori intomo al 1875, tra cui figurano anche gli interessanti affreschi della Sala Consiliare. Vi campeggia un’allegoria classicheggiante con due puttini che reggono lo stemma comunale, mentre negli angoli della volta si succedono i ritratti dei fautori dell’indipendenza italiana: Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso conte di Cavour e re Vittorio Emanuele II. Nel ciclo sono inserite anche due notevoli panoramiche della Montecosaro tardo-ottocentesca, sorprendenti per spontaneità e vitalità cromatica: nella prima è raffigurato dettagliatamente il centro storico immerso nella campagna d’allora, l’altra rivela invece un ridente squarcio di vita campestre. In quest’ultima rappresentazione spiccano in primo piano la basilica di S.Maria a Pié di Chienti e l’annessa casa colonica, mentre sullo sfondo si apre un’altra veduta del colle e del borgo di Montecosaro. E’ possibile ammirare anche gli affreschi della Sala d’attesa del Sindaco e della Sala della Giunta, di cui però non si conoscono ne autore ne periodo di esecuzione. Sempre al primo piano, è stata recentemente riscoperta la Cappellina di S.Nicola, tutt’ora munita d’altare. Era utilizzata dai monaci più anziani o malati che, attraverso una piccola grata, potevano seguire le funzioni celebrate nell’adiacente chiesa di SAgostino. Altra interessante scoperta è un falso piano di circa un metro e mezzo d’altezza, rinvenuto sopra il corridoio d’ingresso… una stanza angusta ma abbastanza grande da costituire un valido rifùgio per alcuni fuggitivi durante la seconda guerra mondiale.
Il secondo piano è stato aggiunto oltre duecent’anni fa, in concomitanza con la grande ricostruzione. Tre stanze ed un corridoio ospitano l’Archivio Comunale che, oltre all’immensa mole di materiale documentario di deposito, conserva anche una sezione storica di antico regime e numerosi registri e carteggi a partire dal 1471.
Alcune sale del Palazzo Comunale potranno ospitare, dopo il restauro dell’edificio, un museo intitolato al maestro Sergio Graziosi. Sarà allestito con opere che vanno dal secolo X all’arte contemporanea, provenienti da diverse collezioni private. Negli spazi comunali, nel foyer del Teatro delle Logge e nella sede provvisoria del Comune nel centro storico, è già possibile visitare le diverse opere attribuibili a Claudio Ridolfi, Filippo Spada, una Maddalena della scuola del Vecellio, sculture lignee (tra cui un San Rocco del sec. XVI della scuola del Solari), un presepe napoletano eseguito da Francesco Viva sec. XVIII ed altre opere riferibili ad importanti maestri della pittura. Interessante e di prestigio è anche la collezione di acqueforti, serigrafie e litografie di Giorgio De Chirico e Mino Maccari, provenienti dalla donazione “Vastano-Ferrigno” e le opere dell’artista maceratese Sergio Graziosi donate al Comune da Luciano Quarantini.

Tratto dalla sezione turismo del sito del comune di Montecosaro.

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