Palazzo Cesarini di Montecosaro

Il Palazzo Cesarini di Montecosaro nacque come Palazzo dei Priori intorno al XIII secolo. Dal 1552, fu sede e residenza del personale amministrativo dei marchesi Cesarmi, capeggiato dalla figura dell’Uditore o Luogotenente. L’arrivo dei nuovi insediati coincise con la realizzazione di alcune modifiche strutturali, tra cui lo sfondamento della stanza occupata dalla “Fraternità del Corpo di Cristo”, l’attuale Confraternita del S.mo Sacramento. Se ne ricavò un palco comunicante con la pieve di S.Lorenzo, grazie al quale i rappresentanti del feudatario potevano assistere direttamente alle funzioni religiose. Nel 1568, il palazzo fu teatro dell’uccisione dell’odiato Luogotenente Dario Attendolo da Bagnocavallo e di suo figlio Francesco. Fu l’episodio più eclatante di una violenta rivolta anti-feudale che tanto costò alla cittadinanza in termini di repressione ed impoverimento. Dopo aver gremito l’attuale Piazza Trieste, i cospiratori assaltarono il palazzo, uccisero i due Attendolo e li scaraventarono sull’impiantito attraverso una delle finestre del primo piano. L’ordine venne ristabilito in pochi giorni dalle truppe del Governatore Generale di Macerata ed alla restaurazione seguirono fughe, torture, processi, spoliazioni totali dei beni e tredici condanne a morte eseguite tramite impiccagione.
Il dominio dei Cesarini, nel frattempo elevati al rango di duchi, conobbe una prima interruzione durante il triennio repubblicano (1797-1799). Seguì una prima breve restaurazione che tenne lontane le armate giacobine fino al 1808 e permise ai vecchi signori di rientrare in possesso del loro feudo. Contemporaneamente riprese l’opera di rinnovamento edilizio nel cuore del centro storico, operazione in corso da decenni, ma ripetutamente interrotta dai frequenti quanto incerti rivolgimenti politici dell’età napoleonica… ricordiamo in particolare il completamento del teatro condominiale. Esperte maestranze locali lo appoggiarono ed allinearono a Palazzo Cesarini che così rimase inserito al centro di un complesso che, ancora oggi, costituisce il fulcro di Piazza Trieste. Intanto stava prendendo forma il neo-nato Regno Italico-Napolenico e, di fatto, Montecosaro stava per chiudere la sua lunga parentesi politica col casato romano. Il palazzo è occupato in gran parte dal negozio di antiquariato “II Picchio”, nella cui stanza d’ingresso sono conservati gli ultimi e rimaneggiati affreschi: il più vecchio, ormai ridotto ad un breve squarcio in cui risultano leggibili solo dei segni tracciati a carboncino; il secondo, che lascia ancora intravedere un dispiegamento di armi e stendardi; il terzo, realizzato sulla volta. In quest’ultimo risaltano le lettere G e C, probabilmente riconducibili a Giuliano Cesarini, il barone romano che verso la metà del ‘500 ottenne il titolo di marchese ed i territori di Civitanova Marche e Montecosaro. Nel 1990 è stata rinvenuta sotto il pianterreno una piccola antichissima fornace, attualmente collocata al di sotto del piano di calpestio e protetta da una vetrata. Da un primo esame effettuato durante il suo restauro sembrerebbe risalire al periodo alto-medievale. Percorrendo un antico scalone raggiungiamo infine il piano nobile, in cui è allestita la ricca esposizione di mobili d’antiquariato. Un tempo volte e cassettoni erano completamente ornati da affreschi, purtroppo asportati negli anni ‘60 durante l’edificazione del secondo piano. Concludiamo segnalando i due bar ubicati nell’antica zona di servizio posta al pianterreno.

Tratto dalla sezione turismo del sito del comune di Montecosaro.

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