Miele

Il miele è un alimento ricco e un dolcificante prezioso composto d’acqua, zuccheri semplici, enzimi, vitamine, sali minerali. Molto spesso nelle famiglie contadine il miele sostituiva lo zucchero nella preparazione dei dolci e veniva usato come dolcificante nelle bevande dei bambini. Nelle Marche le api venivano allevate in un’arnia speciale definita “arnia marchigiana”. Questo tipo di alveare, che oggi è stato sostituito da sistemi d’allevamento più avanzati, veniva collocato nei pressi di molte abitazioni rurali fin da tempi remoti. Ancor oggi l’apicoltura è diffusa sulle colline marchigiane dove viene ancora praticata un’agricoltura estensiva con colture foraggere quali erba medica, lupinella, sulla, che sono anche ottime piante nettarifere e dove le api trovano il loro habitat ideale. La qualità e peculiarità del miele marchigiano è legata anche alle specie vegetali spontanee e in particolare ad un’erba infestante, la stachys annua o Erba della Madonna.
Il miele, subito dopo l’estrazione primaverile-estiva dai favi del melario, si presenta come un liquido sciropposo, di colore tendenzialmente giallo, di odore e sapore caratteristici.
Dalla primavera alla fine dell’estate si effettuano due o più smielature (raccolta del miele) ottenendo mieli con caratteristiche differenti in relazione alle fioriture e all’andamento stagionale. Con il procedere della stagione e l’abbassarsi delle temperature, il miele inizia a cristallizzare ed a solidificare assumendo un aspetto compatto. Uno tra i pochi mieli che non solidifica è il miele d’acacia. Ciò è dovuto ad una quantità maggiore di fruttosio rispetto al glucosio. Vi sono nelle Marche diverse varietà di miele che sono determinate dalla natura del nettare da cui hanno origine. Quando il miele deriva da una specie vegetale prevalente è definito “monoflora” o “uniflora”. Nel territorio della Comunità Montana dei Monti Azzurri è possibile trovare miele d’acacia, di girasole, d’erba medica; tuttavia il più diffuso è il miele millefiori o miele “poliflora”, ricavato dalle api per mezzo della trasformazione del nettare proveniente da specie vegetali diverse.
Il miele acquista così aromi e gusto che cambiano in ogni stagione e addirittura da un versante collinare all’altro.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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