Li tajulì pilusi

In passato, nei periodi in cui le famiglie contadine erano così povere da dover risparmiare anche le uova, le donne impastavano la farina con l’acqua e tiravano una sfoglia sottile dalla quale si ricavavano “li tajulì”, un surrogato delle tagliatelle in tempi di fame e miseria. “Li tajulì pilusi” devono questo loro nome un po’ dispregiativo al fatto che l’impasto senza uova rende i tagliolini grezzi e ruvidi.

Ingredienti
Pasta:
500 g di farina
acqua q.b., sale
Sugo:
100 g di ritagli di lonza
prosciutto
50 g di lardo
250 g di pomodori pelati
oppure 2 cucchiai di conserva di pomodoro
1 cipolla, 1 carota, un pezzetto di sedano
un pizzico di maggiorana
30 g di pecorino grattugiato

Preparazione
Impastare la farina con l’acqua, aggiungere 2 cucchiaini di sale e lavorarla per qualche minuto. Preparare una sfoglia, tirarla come quella delle tagliatelle e tagliarla quindi a tagliolini; lasciarla asciugare. In un tegame mettere a soffriggere, insieme con il lardo, la lonza o il prosciutto tagliati a dadini, unire cipolla, sedano e carota. Aggiungere quindi i pomodori pelati oppure, in sostituzione, la conserva; cuocere per qualche minuto a fuoco allegro. Quando il sugo è pronto, aggiungere la maggiorana. Cuocere “li tajulì” in abbondante acqua bollente, scolarli e condirli con il sugo ed una spolverata di formaggio pecorino grattugiato. Con “li tajulì” tagliati più sottili, si preparava un tempo anche una minestra in brodo. Sul caldaio nel camino si portava ad ebollizione la quantità di acqua necessaria a preparare la minestra per i commensali, quindi vi si gettavano “li tajulì”. A parte si preparava un battuto di lardo e si faceva soffriggere con gli odori quali cipolla, sedano, carota; si levava questo condimento dal fornello e, ancora sfrigolante, si gettava nel caldaio. Succedeva così che qualche schizzo di lardo bollente finisse nel fuoco e si accendesse una piccola fiammella blu. Per questo motivo la ricetta prendeva il nome di “tajulì co’ lu lampu” che in italiano vuol dire lampo, bagliore.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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