Fava ‘ngreccia

Il termine “‘ngreccia” vuol dire “raggrinzita”: l’aggettivo si riferisce all’aspetto che assume la fava quando è cotta. La fava fresca si mangia a maggio, appena raccolta, quando è ancora piccola e tenera; poi, quando i baccelli, crescendo, diventano più grandi e gli acini all’interno induriscono, è necessario cuocerla. In campagna la fava secca si mangiava prevalentemente d’inverno quando la stagione non offriva abbondanza di vegetali. Questo legume era la fonte di proteine povere sia per gli animali sia per gli uomini.

Ingredienti
500 g di fava secca
1/2 bicchiere d’olio
30 g di alici
15 g di capperi o una manciata di prezzemolo
1 spicchio di aglio
aceto a piacere, sale, pepe

Preparazione
Mettere a bagno le fave secche la sera precedente. Eliminare le fave bacate, spezzate o guaste venute a galla. Al mattino buttare l’acqua di ammollo. Mettere a bollire una pentola d’acqua e lessare le fave, salare a metà cottura quindi scolarle. A parte si prepara il condimento: si tritano con una mezzaluna le alici sott’olio, (possono essere usate anche quelle sotto sale dopo averle risciacquate bene in acqua corrente), quindi si aggiungono aglio, prezzemolo e capperi continuando a tritare. Raccogliere questi ingredienti in una ciotola e completare quindi la salsa unendo agli ingredienti battuti, l’aceto e mezzo bicchiere d’olio. Assaggiare prima di aggiungere altro sale perché le alici ed i capperi possono essere già abbastanza saporiti. Questa salsa rende molto appetitosa anche la fava fresca appena lessata.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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