Monte San Vicino

Per chi ama passeggiare all’aria aperta nei dintorni del Monte San Vicino sono molteplici le mete e adeguate ad ogni gusto e capacità. Dall’abitato di Poggio San Vicino prendere in direzione di Palazzo – Domo (via Avenella). La strada asfaltata scende verso la confluenza tra il Vallone del tufo e il Fosso di Valdicastro offrendo un superbo panorama sul Monte San Vicino. Dopo uno stretto tornante verso destra, una carrareccia inizia a scendere sulla sinistra della sede stradale e raggiunge in breve una costruzione (acquedotto). Chi per pigrizia è arrivato fino a questo punto in auto, dovrà parcheggiare per proseguire sulla mulattiera che risale il versante sinistro della valle. Trecento metri circa di salita e il percorso piega bruscamente a sinistra facendosi più ripido; ancora cinquanta metri e si arriva a una leggera esse (10 minuti circa). Qui, sulla sinistra sotto alla stradina, si nota un’antica traccia di sentiero e una lastra liscia di calcare scuro alla cui base (cercare bene) si trovano le strane impronte, di cui dicevamo sopra. Purtroppo il luogo è stato deturpato dai detriti della costruzione della mulattiera, ma i “ginocchielli” hanno resistito quasi a voler confermare la loro presunta origine soprannaturale. Un sopralluogo non può che avvalorare le origini leggendarie della vicenda. Le impronte si presentano come quattro incavi di colore giallo ocra, con ampi cenni di mineralizzazione; misurano rispettivamente dai 3 x 3,5 cm della più piccola, fino ai 12,5 x 7 cm e 8,5 x 7 cm delle più grandi. Le due superiori distano 25 cm dalle due inferiori che tra loro distano 5,5 cm. Tornati sulla mulattiera, si può ammirare l’imbocco della Valdicastro con la stradina di fondovalle che porta alla vecchia miniera di manganese ormai in disuso. Alle vostre spalle, invece, si scorge la torre dell’antico castello medievale (castrum Ficani) di Poggio S. Vicino. Da questo punto è possibile raggiungere l’abbazia di Valdicastro continuando a salire sulla carrareccia. Al successivo bivio prendere a sinistra e dirigersi verso il sovrastante Monte la Torre, dove, come già ricordato, si ergeva una torre a difesa del monastero. Dalle pendici erbose del monte scendere sul versante opposto all’interno della valle; il sentiero sempre in discesa raggiunge prima i ruderi di casa Cuntra e successivamente la strada imbrecciata di fondovalle che porta alla famosa abbazia, tipico esempio di “curtis” medievale. Rientro per lo stesso itinerario di salita. I “ginocchielli” sono raggiungibili anche dall’alto in mountain bike.

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