Unione Montana dei Monti Azzurri

Lontana, a fermare lo sguardo ansioso di spazi, la linea azzurra dei Sibillini, frastagliata ed aspra. Lassù, tra quei monti, le valli ombrose e i boschi intensi, i torrenti cristallini, le lame di roccia arrossata dai brevi tramonti rievocano le maliose leggende del Tannhäuser, del Guerrin meschino e della Sibilla nascosta, nell’oscurità dell’antro, in attesa da secoli. Dall’altra parte, di contro al sorger del sole, le parvenze di pianure che si distendono pigramente verso la fascia policroma del mare. Nel mezzo, tra i monti impervi ed il mare inquieto, un’isola: la Comunità Montana dei Monti Azzurri. Qui, sulle colline dalle linee sinuose che regnano sovrane, il verde cambia mille volte di tono, e il giallo dà spazio all’ocra, al ruggine, al marrone, al bruno dei campi coltivati che si aggregano in molteplici forme geometriche in una sorta di vasto mosaico. Sui versanti, e talora sulle cime delle alture tondeggianti, sorgono le case coloniche, ora bianche di calce ora calde del colore del mattone, cui fa da quinta un ciuffo d’alberi. Ogni tanto, sulla cresta, stagliato contro il cielo, un paese, abbracciato dalle sue antiche mura che proteggono e conservano l’identità del gruppo, le usanze e le tradizioni. Sono gesti e consuetudini antiche di millenni che trovano origine in tempi lontani, e sopravvivono come reliquie inconsapevoli di modi di vivere e di pensare di altri popoli e di altre civiltà, quelle da cui sono nate le città d’oggi: Belforte del Chienti, Caldarola, Camporotondo, Cessapalombo, Colmurano, Gualdo, Loro Piceno, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Ripe San Ginesio, San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, Sarnano, Serrapetrona, Tolentino.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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