Santuario del Beato Ugolino di Fiastra

Di notevole interesse artistico, la chiesa del Beato Ugolino di Fiastra, all’interno, nella navata centrale offre una serie di pitture dei secoli XVI e XVII in cui è possibile ripercorre tratti di storia della chiesa locale e della vita del Beato Ugolino. L’attuale Chiesa del B. Ugolino, insieme alla canonica e alla casa colonica, non è che il residuo di un antico monastero benedettino, come tanti ce n’era in quella zona da S. Marco in Colpolina a S. Paolo di Fiastra, a S. Lorenzo di Fiume, a S. Maria di Rio Sacro, ecc., la comune struttura architettonica ne può esser riprova. Si trova al centro dell’esedra, che nelle antiche scritture (1599) prende nome di Valle Segge. E’ facile pensare come intorno all’abbazia monastica cominciassero a sorgere gli abitati che costituirono in seguito la comunità di Fiegni con centro il gruppo dello stesso nome, dove sorse ben presto una chiesa plebale, con diritti e giurisdizione ecclesiastica abbastanza estesa all’intorno su altre parrocchie. Era questa S. Flaviano che ancora viene ufficiata e conserva il suo fonte battesimale, per quanto abbia perduto il titolo passato ormai al santuario del B. Ugolino. Si trova sul punto più alto della sella spartiacque e dentro il perimetro del vecchio castello. Ma nel trecento la vita benedettina in queste valli era in crisi e sempre più si riducevano i monasteri. Alla morte del B. Ugolino la chiesa monastica dal titolo di S. Giovanni Battista era già stata abbandonata dai religiosi e quindi rimase soggetta alla giurisdizione della plebale di S. Flaviano. Avviene così gradualmente il passaggio delle funzioni e la trasformazione del titolo da questa a quella. Deposto nel l373 il corpo del B. Ugolino in S. Giovanni, questa Chiesa riprende vita ed accentra il culto delle popolazioni di Fiegni. Al titolo di S. Giovanni dapprima si aggiunge a voce di popolo quello di Ugolino (ecclesia S. Ioannis B. et S. Ugolini) che poi entra negli atti ufficiali. Nella visita pastorale del vescovo Berardo Bongiovanni nel 1573 la chiesa è detta “annessa alla parrocchiale di S. Flaviano”. Dunque quest’ultima, la plebale, mantiene ancora la sua giurisdizione ecclesiastica. Ma dieci anni dopo (1582), nella visita del vescovo Girolamo Vitale de’ Buoi, le parti si sono invertite la giurisdizione parrocchiale è passata da S. Flaviano all’altra, detta anche semplicemente “Sancti Ugolini”, che però è dichiarata “unita” ancora alla prima. Successivamente negli atti si trovano sempre abbinati i titoli delle due Chiese (perpetuo unitae), ma ogni tanto si isola quello del B. Ugolino per lasciare in disparte non solo S. Flaviano ma anche S. Giovanni Battista, fino a prevalere definitivamente ai nostri giorni. Centro dunque della vita religiosa di Fiegni è la chiesa del B. Ugolino con proprio fonte battesimale. A S. Flaviano non è rimasto altro che il suo antico fonte in uso ancora nei casi urgenti e nella stagione invernale. Gli elementi architettonici della vecchia chiesa benedettina, sebbene sopraffatti da trasformazioni e restauri non sempre soddisfacenti, sono ancora evidenti. Saldezza romanica nello spessore dei muri e nella semplice linea degli archi a pieno centro o ribassati. Originariamente forse a tre navate, come altre fra le Chiese monastiche sopra ricordate, oggi non rimane che la centrale (m. 16×5,8×8) con soffitto a capriate e chiusa dall’abside semicircolare e la sinistra ( m. 11×4,70×6,40) comunicanti a traverso due archi sostenuti da un pilastro al mezzo. Il soffitto spiovente di questa è a semplici travature scoperte. All’esterno, sulla facciata, ha un bel portale in pietra bianca centinata nella parte superiore e un rosoncino pure in pietra centinata, ma senza raggera. In corrispondenza della navata centrale è un antico arco acuto di rozze pietre al disopra della porta principale di ingresso con scolpito al vertice un simbolico animale dalle forme grossolanamente trattate e difficilmente classificabile. Nell’interno, oltre la struttura architettonica, solo le pietre elegantemente scolpite nella parte anteriore e centrale dell’altar maggiore conservano il ricordo della costruzione primitiva. In compenso la navata centrale, specialmente nella parte del presbiterio, ci offre un ciclo di pitture dei sec. XVI-XVII, notevole documento della storia della chiesa e del culto del beato Ugolino, per quanto anonima e mediocre espressione di tecnica e d’arte. Il genere infatti è tra l’affresco e la pittura a guazzo, come ci ha fatto notare il prof. Armando Torrini di Pesaro, che nell’agosto 1955 ha ridato l’antica veste a tutto l’insieme. L’iniziativa del restauro è dovuta alla munificenza di due parrocchiani di Fiegni, il signor Domenico Renzi e la sua signora Maria, rientrati dall’America. Il catino absidale è tutto occupato dall’Incoronazione della Madonna: la Vergine è al centro di un fondo di cielo, inginocchiata con le braccia in croce sul petto e avvolta in un ampio manto turchino tempestato di stelle, fra l’Eterno Padre alla sua sinistra e il Redentore alla destra in atto di porte sul capo la corona. Con la destra il Cristo sostiene una enorme croce mentre l’Eterno appoggia la sinistra sulla sfera del mondo. Al disopra di Maria la colomba dello Spirito Santo. Tutte le quattro figure sono incorniciate entro enormi aureole di scarso gusto. Ai lati teorie di Angeli musicanti che vanno a congiungersi al sommo dell’arco e ai piedi delle tre figure centrali. Intorno all’abside, in continuazione del catino e fino a m. 1,60 da terra, sono rappresentate sei grandi figure di Santi (m. 1,95 di altezza) disposte simetricamente tre a destra e tre a sinistra di un’antica finestrina leggermente spostata dal centro, e inquadrate da leggere cornici pittoriche a fiorami, non tutte uguali. Al disotto di ciascuna figura son segnati i nomi in lingua italiana. Seguono quest’ordine da sinistra a destra: S. Paolo apostolo, S. Carlo Borromeo, il B. Ugolino, S. Lucia, S. Apollonia, S. Vittoria. Le tre sante, altre l’aureola, hanno una corona di fiori intorno al capo e in mano gli emblemi del loro martirio. A metà circa della parete destra della navata maggiore un altro affresco rappresenta S. Carlo Borromeo in preghiera. Sul pilastro che sorregge i due archi di valico alla navata sinistra e nella parte interna di questa è dipinto, pure in affresco, S. Antonio Abate, con sotto le parole: HOC OPVS F.F.GAVLVS (PAVLVS?) ARCAIELI (ARCHANGELI) MCCCCCX. La pittura più antica fra tutte. La Chiesa, come abbiam già accennato, ha subito notevoli trasformazioni attraverso i secoli. Recentemente a cura dell’Ufficio Amministrativo Diocesano, è stata particolarmente consolidata nelle strutture murarie.

Tratto dalla sezione turismo del sito del comune di Fiastra.

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