Nei dintorni di Sarnano

Nelle località intorno al comune di Sarnano sono visitabili numerosi esemplari di luoghi di fede. Un esempio di grande importanza è la chiesa di S. Maria o di S. Biagio a Piobbico, la cui origine risale al secolo X, è situata ai piedi della montagna di Sassotetto in un avvallamento presso il punto di confluenza di due corsi d’acqua. Fu dedicata alla Madonna fino al Quattrocento quando prevalse l’intitolatura a San Biagio. Nel 977 il vescovo di Fermo donò un appezzamento di terra per la costruzione di un’abbazia a un tal Mainardo; questi nel 1912 la affidò a due preti, Giovanni e Lupo che adempirono all’impegno tra il 1030 e il 1059, anno in cui fu officiata. Nel XIII secolo parte dei monaci benedettini si trasferì entro Sarnano dove esisteva un oratorio dedicato alla Madonna che più tardi ebbe il titolo di Santa Maria della Piazza. L’abbazia non fu peraltro abbandonata come rivela l’esecuzione di affreschi risalenti ai secoli XV e XVI. Dell’originario complesso monastico resta ora solamente la chiesa. L’interno è a unica navata con copertura a capriate. Sotto al presbiterio rialzato si apre la cripta divisa in tre navatelle da otto colonne sormontate da semplici capitelli privi di ornamenti. Di notevole interesse i numerosissimi affreschi che, liberati recentemente dall’intonaco che li copriva, si susseguono sulle pareti: alcuni sono attribuiti al maestro di Piobbico (seconda metà del secolo XV), altri a Paolo Bontulli (prima metà del secolo XVI), mentre l’Adorazione dei Magi risulta opera di Nobile da Lucca.
Un’altra interessante testimonianza è lasciata dall’eremo di Soffiano, che ha origine nel 1101 quando alcuni signori del luogo donano al “prete Alberto” e ai suoi compagni un certo territorio dove avrebbero dovuto edificare una chiesa e condurre vita eremitica. Il luogo fu individuato nella grotta e la chiesa dedicata a san Lorenzo, ma già nei Fioretti di S. Francesco è conosciuta con il nome di Soffiano, quasi certa trasformazione del personale latino Sufianus. Alcuni tuttavia suggeriscono l’origine da sub jano, supponendo la vicina presenza di un tempio dedicato a Giano. Estintosi il primo nucleo di penitenti l’eremo fu abitato da un gruppo di eremiti francescani. Oltre alla chiesa, il complesso doveva comprendere alcune piccole stanze addossate alla roccia che costituiva una parete naturale. Più tardi, quando i frati si trasferirono a San Liberato, il luogo continuò ad essere frequentato da eremiti; si narra di uno di essi che qui trascorse la vita in compagnia di una capra e, nel corso di recenti scavi, sono venuti alla luce una tomba con resti umani e vicino, in una rozza muratura, delle ossa appartenenti proprio a tale animale. Le piccole cavità che si possono scorgere sulla parete di roccia che fiancheggia la grotta verosimilmente non sono i fori di appoggio di antiche travature ma avrebbero un’antichissima origine culturale rappresentando, come in altre parti d’Italia, il disco solare per attirarne i benefici effetti. Da uno degli speroni rocciosi che si incontrano presso la grotta, si causa del suono che rimbalza sulla parete di fronte, si crea un’eco fedelissima.

Condividi