Chiesa Padri Cappuccini di Potenza Picena

Una volta isolati dal centro abitato, oggi il convento e la chiesa dei Cappuccini di Potenza Picena si trovano quasi al centro di un nuovo quartiere, il Colle Bianco. Il primo tentativo infruttuoso, di introdurre i Cappuccini a Monte Santo sembra risalga al marzo 1560, quando il consiglio comunale stabilisce di concedere loro la chiesa di S. Girio con l’annesso convento, in precedenza occupato dai Carmelitani. Alcuni anni più tardi, mentre Monte Santo vive un particolare momento di euforia per la vittoria riportata sulla S. Sede e sul duca Francesco d’Este – che aspirava ad ottenere in feudo la cittadina (1562)- il consiglio comunale invita di nuovo i cappuccini ad insediarsi (1658), offrendo loro un nuovo sito per costruire il convento, sul colle che sarà chiamato, appunto, “dei Cappuccini”(oggi Colle Bianco). L’ offerta viene accolta; i lavori sono effettuati nel biennio 1571-72. La chiesa è dedicata a S. Lorenzo Martire. Ma agli inizi del Seicento i frati chiedono di demolire l’intero complesso e, costruire – sembra – a poca distanza dal precedente, un nuovo convento. Non si conoscono le vere ragioni di tale iniziativa. Il secondo convento, che sussiste ancora oggi, viene realizzato tra il 1653 ed il 1657, grazie alle elargizioni dei cittadini, in una posizione che si può definire incantevole. Nella famiglia cappuccina di Potenza Picena si sono distinti diversi frati nella cultura e nella pietà. Vissero vari anni e sono sepolti nel nostro convento, tra gli altri, il p. Michelangelo Bosdari da Ragusa (Dubrovnik), dedito all’apostolato e grande predicatore, mons. Simone Mancinforte, santese, già referendario di Segnatura presso la curia romana. Uno degli ultimi frati distintosi nella pietà è p. Gabriele Felci, il quale ha istituito nel convento un’importante Biblioteca Mariana che esiste ancora oggi. Pure i Cappuccini hanno subìto le soppressioni napoleoniche (1810) e post-unitarie. Dopo il decreto del 7 luglio 1866, la fraternità di Potenza Picena, composta da 7 sacerdoti ed altrettanti laici, abbandona chiesa e convento per trasferirsi in abitazioni private. Frattanto, nell’area adiacente la proprietà dei Cappuccini, era stato edificato il cimitero civico, fin dai primi anni dell’Ottocento. Nel 1869 il Comune acquista dal demanio l’ex convento per installarvi un ricovero di mendicità. Sei anni più tardi i Cappuccini chiedono ed ottengono dal Comune il permesso di assistere i vecchi ricoverati. Alla fine del secolo i frati riacquistano i vecchi stabili, inclusa la chiesa, che sarà in seguito restaurata. All’ interno di questa sono conservate importanti opere d’ arte; si pensi alla nota “Deposizione” del De Magistris (1576) sulla quale è stato molto scritto, alla “Sacra Famiglia e S. Giovannino”, attribuita al toscano Santi di Tito, principale continuatore dell’opera di Andrea Del Sarto (fine sec. XVI) ed alle numerose opere dei secc. XVII-XVIII.

Tratto dalla sezione turismo del sito di Potenza Picena

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