Chiesa di Santa Chiara di Camerino

Nell’aula liturgica della chiesa di S. Chiara di Camerino vi sono due dipinti: il primo raffigura “S. Chiara, il beato Pietro da Mogliano e la Beata Battista da Varano” è risalente agli inizi del ‘700, mentre presenta delle dimensioni pari a 300cm. x 178cm. Il secondo la “Presentazione di Maria al Tempio” (di autore ignoto). É possibile inoltre ammirare il magnifico crocifisso ligneo (opera recentemente attribuita con molta probabilità all’Indivini) sull’abside. Sappiamo che la dedicazione alla Vergine fu conservata in un primo tempo anche dalle Clarisse che successivamente la mutarono, ricordando in tal modo la capostipite dell’Ordine, Santa Chiara. Non ci sono elementi per ipotizzare una dislocazione diversa dall’attuale, e questo fin dall’origine. Piuttosto è da chiedersi se e in che modo il tempio era collegato col piccolo convento olivetano. Le ipotesi fatte dagli studiosi locali parlano di un’ipotetica pianta a U, nella quale il “Bel Maniero” di Giovanni di Bernardo si collegava con delle murature e forse degli ambienti di passaggio con l’attuale facciata della chiesa. Dunque la facciata del monastero che dà su via del Camposanto sarebbe da un punto di vista planimetrico la più antica, e l’operazione di Giulio Cesare da Varano consistette semplicemente nel chiudere organicamente tutti gli spazi che davano su via Medici. Ma l’analisi delle murature esterne, per lo più ricostruite, non conferma né smentisce tale ipotesi. Un’altra teoria a proposito delle trasformazioni del tempio riguarda la sua lunghezza e il suo orientamento. Si è detto che l’edificio iniziale, semplicissimo, ad aula unica con ingresso su via Medici, doveva coincidere con la volumetria dell’attuale coro, in questo caso il campanile era dalla parte opposta. Va anche tenuto in conto il fatto che chiesa e coro in passato erano separati da un muro di cui restano attualmente solo dei monconi nascosti da due colonne; ma anche che il coro è stato ricostruito in muratura leggera, forse proprio a seguito di un’inversione di orientamento. Altra suggestiva ipotesi è quella che ha immaginato per S. Maria Nova un ingresso (sempre su via Medici) dallo stesso lato del coro; cioè ingresso e coro potevano essere originariamente sovrapposti, soprattutto se si tiene conto del fatto che la chiesa era più alta (e, infatti, il soffitto in camorcanna come il rialzo della pavimentazione sono recenti). L’analisi delle murature della facciata attuale della chiesa ci dice altro. Innanzitutto che sul luogo dell’attuale piazzetta di S. Chiara dovevano esservi degli edifici di non precisata planimetria ma con uno sviluppo volumetrico certo, cioè su tre piani (la muratura che si affaccia sulla piazza mostra ancora i fori delle travi su due livelli e il mattonato di una pavimentazione). Il perimetro di tale corpo di fabbrica era tutt’uno con la facciata di S. Chiara. Sempre sulla stessa parete si nota un evidente taglio trasversale crescente verso il cortile, segno esplicito di un’antica falda di tetto che con la sua gemella doveva ricoprire in parte la chiesa, in parte le stanze parallele. Una di queste ultime fu poi trasformata in cripta della Beata Battista (con l’apertura di una porta nel ’73), mentre le altre di dimensioni e destinazione d’uso imprecisata hanno avuto una storia diversa; tutte comunque erano illuminate da una teoria di finestre che prendevano luce dal cortile. Nel 1904 accadde un fatto grave. Infatti sotto il peso di forti nevicate crollò il tetto del coro, rovinando sull’opera del sanseverinate Domenico Indivini, la quale fu asportata come meglio si potè e collocata nella Pinacoteca dell’Annunziata. Nel 1929 si sfondò anche il tetto sopra la cantoria della chiesa. Infine, il più recente evento traumatico, il terremoto del 1997 che ha reso inagibile la chiesa e il conseguente lavoro di ristrutturazione terminati nel dicembre del 2008.

Tratto dalla sezione turismo del sito del Comune di Camerino.

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