Chiesa di S. Maria della Pietà in Telusiano di Monte San Giusto

La chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano a Monte San Giusto, fatta restaurare e consacrare nel 1529 dal Bonafede è di stile romanico come testimoniano alcune caratteristiche visibili nelle mura perimetrali; al suo interno è conservata la meravigliosa Pala d’altare che è “La Crocifissione” del Lotto, terminata nel 1531 e commissionata dal Bonafede è l’opera più preziosa per la popolazione di Monte San Giusto.
Raramente, forse mai, la Crocifissione di Nostro Signore è stata raffigurata in uno spirito così vicino a quello di una tragedia greca. Il tragico episodio venne sceneggiato dal Lotto a Venezia su commissione di Nicola Bonafede, vescovo di Chiusi, e terminato nel 1531 a M.S. Giusto, costato 100 fiorini d’oro ed una certa quantità di olio di olive ascolane. Nato a Venezia nel 1480, il Lotto non ebbe maestri. Fu uomo leale, mite, di bontà vera, di fede certa, di grandissimo talento. Dalla fanciullezza fino alla morte, fece la spola fra due regioni: il Veneto e le Marche; e pellegrinando contemplò, ammirò, confrontò pitture di varia natura e statura: ne gioì e ne sofferse abbandonandosi ad ammirazioni spesso trasparenti nell’opera sua. Fu pittore solitario; senza famiglia, senza amici potenti, senza casa; sempre in viaggio tra clientele povere. Morì a Loreto nel 1556. Il tema della Crocifissione, obbligato dal committente, era quello di una Pietà, perché a Santa Maria della Pietà era intitolata la Chiesa parrocchiale. Ma il Lotto, invece di restringerlo al tradizionale gruppo della Vergine che sorregge il Cristo morto, preferì sviluppare il tema con molte figure in movimento, raccordando in un nesso logico il Figlio morto, appeso ancora sulla Croce, e la madre svenuta per l’angoscia, ai piedi di essa, e animando la composizione con una popolatissima e appassionata visione del Calvario. Sul piano arretrato si innalzano le tre croci e le piccole figure ai loro piedi si stagliano contro un cielo verde pallido. In alto, il cielo si vela di nubi, e su di esse spiccano i bianchi drappi fluttuanti dei crocefissi. Due robusti lancieri vegliano ai piedi della Croce mediana e di là da essi si intravedono uomini che si affrettano giù per la collina. Ai lati la scena è chiusa da soldati a cavallo: a destra, uno addita il cattivo ladrone, l’altro ne cinge coi braccio la croce, il terzo innalza uno stendardo giallo; a sinistra Nicodemo trasale, attorniato da figure gesticolanti, abbandonando l’asta sul collo del cavallo bianco. Nessun affollamento. Non si potrebbe pretendere maggiore semplicità e grandiosità di azione. La colorazione sembra un enorme smalto policromo. I rossi, i gialli, gli azzurri, i neri spiccano come zone diversamente luminose; e tuttavia si fondono. San Giovanni, la più grande figura nel mezzo del primo piano è fatta di oscurità: e lo lambe e vi si attorce un rosso vermiglio come una lingua di fuoco che si propaga, si sparpaglia in lingue rosate sulle figure in alto e in basso. Gesti di braccia e linee di lance avviano lo sguardo su per il cupo verdastro cielo, lungo la Croce velatad’ombra, fino a Cristo che segna con le braccia luminose una croce. Due bianchi, a destra in basso sulla Maddalena, a sinistra in alto sul cavallo, inquadrano e reggono tutta la scena. Solo nel 1831 vennero riscoperte firma e data: L. LOTTI 1531. Questa pala della Crocifissione è stata restaurata nel 1953 dal Prof. Pelliccioli e trasportata a Venezia dove fu esposta fra i 108 dipinti del Lotto nella mostra per lui allestita, e dove figurò come il capolavoro dell’irrequieto e solitario pittore lagunare. Ancora oggi, da questa pala, emana un fascino ermetico, un senso di inquietudine misteriosa, quasi suggestione, sul nostro popolo il quale l’ha sempre guardata con ammirato affetto.

Tratto dalla sezione turismo del sito del comune di Monte San Giusto

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