Chiesa delle Vergini di Macerata

I maceratesi costruirono questo splendido tempio rinascimentale della Chiesa delle Vergini nelle immediate vicinanze della città, fuori porta Picena, in onore della Vergine miracolosamente apparsa a una fanciulla il 10 aprile 1548, presso una piccola chiesa medievale. Demolita la chiesetta, la prima pietra del nuovo tempio fu posta nel 1550, ma la fabbrica fu completata solo nel 1548 su disegni di Galasso Alghisi da Carpi. Egli concepì un impianto architettonico centralizzato a croce greca iscritta, sormontato da cupola, i cui catini con equilibrata emergenza di volumi cingono il tamburo ottagonale dell’alta cupola. L’armonica facciata in cotto con due ordini di lesene e frontone di coronamento è leggermente più tarda (1587) ed è stata attribuita a Lattanzio Ventura. Lo schema architettonico dell’interno che si dilata grandioso intorno ai quattro pilastri centrali appare limpido e austero mentre i ridondanti arredi barocchi delle cappelle e degli altari creano un effetto alquanto dissodante. L’immagine della Madonna delle Vergini, attribuita a Lorenzo di Giovanni de’ Carris, detto il Giuda, pittore di tendenza umbra attivo nei primi anni del Cinquecento, è collocata nel sontuoso contesto architettonico della cappella del braccio sinistro che mostra nel timpano la Fuga in Egitto del Cavalier D’Arpino (1640). Il dipinto è caratterizzato da un luminoso impasto cromatico; nella cappella Ferri si trova invece la Natività commissionata nel 1587 al Tintoretto che, seppure in larga parte opera di aiuti, rivela l’impronta del maestro nella composizione scaglionata in profondità e nella densa tavolozza con forti tonalità rosse. La cappella maggiore fu affrescata con monumentali figure di Profeti da Gaspare Gasparrini per conto della Corporazione dei Bifolchi, sull’altare tele di Cesare Conti di Ancona raffiguranti l’Ultima cena e le Nozze di Cana. Al Gasparrini si deve anche la pala della Cappella Albani. Un particolare bizzarro: appeso a un pilastro della chiesa, fa bella mostra di sé un coccodrillo, che si vuole, ucciso da un contadino deciso a difendere la figlia dalle fauci dell’animale.

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