Chiesa Collegiata di Potenza Picena

La chiesa, denominata “Collegiata di S. Stefano” in Potenza Picena, già Monte Santo, altro non è che l’antica chiesa di S. Ignazio, appartenuta ai padri della Compagnia di Gesù. Anche l’annesso edificio, sulla sinistra del tempio, oggi quasi interamente adibito ad alloggio delle suore della congregazione Figlie dell’Addolorata ed in piccola parte a sagrestia e sala riunioni (congregazione degli artisti), è stato fino al 1773 – anno della soppressione della Compagnia di Gesù – il collegio dei Gesuiti di Monte Santo. Chiesa e collegio hanno costituito un complesso organico, come dimostra la pianta del progetto, disegnata dall’architetto p. Giovanni De Rosis attorno alla fine del XVI secolo, ma approvata ufficialmente dal p. Generale della Compagnia nel 1616. La pianta è conservata in copia presso l’archivio storico della Compagnia di Gesù in Roma; l’originale è presso la Biblioteca nazionale di Francia a Parigi. Le vicende della progettazione e costruzione della chiesa e del collegio sono strettamente legate alla presenza dei Gesuiti a Monte Santo. I primi Gesuiti si insediarono nella “Terra” agli inizi degli anni Ottanta del sec. XVI, alloggiando provvisoriamente in abitazioni private, e iniziarono subito la loro attività pastorale. Nel dicembre 1584 viene istituita la congregazione dei “Cittadini ed artisti”, sotto il titolo della B. V Assunta. Nonostante la soppressione della Compagnia, avvenuta nel 1773, il sodalizio è sopravvissuto a Potenza Picena fino all’ultimo dopoguerra. All’incirca nello stesso periodo dovrebbe essere nata anche la congregazione dei contadini, dedicata alla Purificazione di Maria. Nel sec. XVIII, i suoi membri fanno costruire, nei sotterranei della chiesa, una cappella affrescata da Benedetto Biancolini, ancora oggi esistente. Nel 1604 nasce anche la congregazione dei nobili, le cui riunioni si tengono, la domenica e nelle feste principali, provvisoriamente nella sede della scuola. Alla congregazione dei nobili si unirà quella degli ecclesiastici. Nei primi anni del Seicento sorge un analogo sodalizio che riunisce gli scolari. Nel maggio 1585, il padre provinciale dell’Ordine, il nobile romano Fabio De Fabiis, alla presenza dei magistrati, priori e popolo, pone la prima pietra della fabbrica del collegio. L’ area prescelta è la zona sud dell’antico quartiere di S. Paolo dove sorgevano, tra l’altro, l’ospedale di S. Giuliano e la chiesa di S. Lucia. Questi due complessi, insieme ad altre abitazioni private, verranno abbattuti per far posto al “grandioso” collegio, dotato di un ampio cortile interno. Un progetto di tale genere richiede consistenti risorse; pertanto, al fine di continuare i lavori, la comunità dei Padri dovrà essere sospesa per circa un triennio, alla fine del secolo, impiegando nella fabbrica le rendite dovute alla comunità stessa. Viene rimandata altresì la costruzione della chiesa; i padri, una volta tornati a Monte Santo dopo la sospensione, celebrano in una grossa stanza, adibita al culto. Nel 1616, quando, morto il De Rosis, viene approvato ufficialmente il disegno complessivo, poco più della metà del Collegio è ultimata. La prima pietra della costruzione della chiesa, dedicata a S. Ignazio, viene posta dall’arcivescovo di Fermo nell’agosto del 1631, come riferisce al padre generale il rettore dei collegio santese del tempo, p. Mario Viola. Anche in questo caso i lavori procedono con grande lentezza. Questa, comunque, segue il progetto del tardo Cinquecento, approvato nel 1616, salvo modifiche di non grande rilievo. Infatti la chiesa di S. Ignazio, ora dedicata a S. Stefano, conserva sobrie linee tardo cinquecentesche e non vi sono stati introdotti elementi barocchi. Ultimata probabilmente attorno agli anni Cinquanta del sec. XVII, la chiesa resterà abbandonata per oltre un ventennio, dopo il 1773, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù. Nel 1796 le autorità religiose santesi, per ragioni che oggi appaiono banali e prestestuose, decidono l’ abbattimento dell’ antica Pieve di S. Stefano, chiesa “matrice” di Monte Santo, elevata a Collegiata insigne da benedetto XIV nel 1754. Essa si ergeva al centro della piazza grande, nella parte più alta della “terra”. Di conseguenza, la Collegiata ed il Capitolo vengono trasferiti nella chiesa di S. Ignazio, la quale, da questo momento, assumerà il titolo di S. Stefano. Il quadro raffigurante S. Ignazio, opera del pittore romano Giacinto Brandi, verrà rimosso dall’ altare maggiore; al suo posto viene collocato (e si trova tuttora) il “S. Stefano”, che attende ancora una valida attribuzione. I dipinti che raffigurano santi gesuiti, verranno quasi tutti accantonati (di essi si sono in gran parte perdute le tracce nel secondo dopoguerra) e sostituiti con opere provenienti dall’antica pieve demolita. Così, ad esempio, la pala del primo altare, a sinistra, che raffigura la discesa dello Spirito Santo, opera del pittore milanese del tardo Seicento Andrea Lanzani. Se si eccettuano le statue dei santi Ignazio, Francesco Borgia, Luigi Gonzaga, Francesco Saverio e Stanislao Kostka, dell’ex chiesa dei pp. Gesuiti resta solo il dipinto nella seconda cappella a destra, raffigurante la morte (il transito) di S. Giuseppe, attribuito a Benedetto Luti (n. 1666 – m. 1724). Nel sec. XIX sono stati aggiunti: la cantoria dell’organo e l’altare in pietra ascolana, donato alla Collegiata santese dal vescovo fermano card. De Angelis, prezioso altare incautamente rimosso e demolito nel corso dei lavori di ristrutturazione effettuati negli anni Sessanta. Più consistenti modifiche ed interventi ha invece subìto il collegio, nel corso dei secoli XIX e XX.

Tratto dalla sezione turismo del sito di Potenza Picena

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