Il picchio

Percorrendo i sentieri dei boschi della provincia è possibile imbattersi in un grazioso uccellino, che fa parte della famiglia dei Picidi, molto abile nel muoversi sui tronchi degli alberi grazie alle robuste unghie e alla coda che funge da punto di appoggio. Una volta ancorato al tronco, utilizza il forte becco per scavare dei fori nella corteccia alla ricerca di larve e insetti e per costruirsi il proprio nido. Esistono varie sottospecie di picchi. Quello nero è il più grande e raggiunge quasi mezzo metro di altezza. Vive a quote molto alte, al limite della vegetazione e come dice il suo nome è quasi completamente nero. Più piccolo è invece il picchio muratore, che utilizza i nidi di altri uccelli come abitazione. Il suo nome è dovuto al fatto che restringe sempre l’entrata del nido con un impasto argilloso. Il Picchio è un uccello importante per i marchigiani, perché proprio dal picchio, uccello sacro al dio Marte, prese nome l’antico popolo dei Piceni, che sviluppò la sua civiltà in un ambiente di verdi colline che degradano dolcemente verso il mare, dove la terra è fertile e il clima buono. A Monterubbiano, antico centro piceno delle Marche, ancora oggi la festa di Pentecoste è celebrata con un rito di natura pagana chiamato “Sciò la Pica”, il quale potrebbe avere la sua origine nei riti che i Piceni tributavano in onore del picchio, l’uccello sacro che li aveva guidati nella nostra terra. Non è escluso inoltre che il “saltarello” abbia la sua origine in una danza, simile a quella attuale, che imitava il saltellare del mitico uccello.

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