I costumi

costumiCome la parlata e le usanze, un tempo nel nostro territorio anche i costumi variavano di paese in paese pur tenendo presente, tuttavia, che alcuni elementi erano comuni. Inoltre bisogna anche considerare le varianti – per la verità non sostanziali – che comportava l’abbigliamento da lavoro rispetto a quello dei giorni di festa. La donna indossava lu guarnellu, la gonna pieghettata di cotone, talvolta di seta o di lana. Lunga fino alle caviglie, scopriva appena le scarpe a punta, piuttosto scollate e portate su calze bianche. L’abbigliamento era completato dal busto, rinforzato da stecche di bambù e ornato da spighette colorate. Era aperto sul davanti opp ure sotto le ascelle; tali aperture si potevano stringere mediante lacci incrociati. Dal busto fuoriusciva una camicia bianca fornita di ampie maniche increspate o pieghettate. La gonna era coperta da un grembiule di tela, la parannanza, ornato di frange o smerlature. Sul capo, in alcuni luoghi, era appoggiato un fazzoletto bianco piegato in quattro come si usava tra le contadine della campagna romana. Sulle spalle, un ampio fazzolettone a fiori. Diverse collane con grani di corallo scendevano sul petto. Le donne più abbienti ed eleganti avevano dei grossi pendenti d’oro a mo’ di pettorali di fogge diverse mentre alle orecchie pendevano le buccole, i caratteristici orecchini d’oro. L’uso di indossare orecchini non era solo femminile: anche gli uomini, in particolare i pastori, usavano, alcuni fino agli anni ’50 del Novecento, ornarsi con cerchietti d’oro.
Gli uomini, agli inizi del sec. XIX, indossavano una camicia bianca con le maniche pieghettate, calzoni molto attillati fino al ginocchio mentre le calze di filo bianco, al ginocchio, si rovesciavano sopra i calzoni. Le scarpe erano scollate e a punta. Il corpetto, piuttosto corto, era in genere di colore rossastro con bottoni di metallo. Sopra, una giacca spesso di velluto che giungeva fino alla cintola. In testa, un cappello di feltro a larghe falde.
D’inverno si indossava un mantello con cappuccio e, in alcuni luoghi, ghette di lana di capra.
Sopra al vestito i contadini indossavano un camiciotto di tela grezza che chiamavano lu guazzarò’ e che giungeva ai polpacci. L’uso del guazzarone risale assai indietro nel tempo: si pensi che una delibera del Consiglio di Credenza di Tolentino proibiva, già nel 1565, che i consiglieri partecipassero alle riunioni con i “calzoni”, il “guazarone” ed il cappello di paglia.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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