Emilio Betti

Emilio Betti discendeva da un’illustre famiglia camerinese, dato che il nonno paterno, Leopardo, fu, per molti anni, docente di Patologia generale e di Fisiologia presso l’Università di Camerino. Il babbo, dottor Tullio, fu medico – chirurgo a Pausula, odierna Corridonia, dove si fece notare per le sue capacità professionali, per la fervida operosità, per la fermezza di carattere e l’alto senso civico. Aveva sposato Emilia Mannucci, dalla quale ebbe due figli, Emilio nel 1890 e Ugo nel 1892. I due figli trascorsero la loro prima infanzia a Pausola e qui frequentarono le elementari. Tutto faceva presagire che i due figli avrebbero ricalcato le orme del padre, ma non fu così. Ambedue si diedero agli studi di giurisprudenza, forse influenzati dalle vicende giudiziarie del loro padre, che, durante il soggiorno a Pausula, per combattere gli esercenti abusivi di professioni sanitarie (maghi, fattucchiere e guaritori) che truffavano tanti poveri creduloni, dovette ricorrere all’autorità giudiziaria, denunciando con nome e cognome coloro che esercitavano tale attività. Ciò portò la famiglia a continui contatti con avvocati e aule di giustizia. Quando il babbo nel 1901 si trasferì a Parma come direttore sanitario dell’ospedale di quella città, la famiglia lo seguì dopo poco tempo nella nuova destinazione, tranne Emilio, rimasto a Camerino vicino ai nonni materni, colpiti da un grave lutto. All’età di 18 anni Betti raggiunse il genitori a Parma, dove il nuovo ambiente cittadino e domestico contribuì alla sua formazione mentale, anche perché qui la sua casa era frequentata e animata da personaggi illustri ed era rigogliosa di vita mondana. Emilio, parallelamente agli studi giuridici, seguiva anche le correnti filosofiche, letterarie e storiche: approfondì gli studi su Gentile, Rosmini, sui filosofi tedeschi come Kant, Hegel, Fichte e altri divenutigli ormai familiari per la conoscenza della lingua. A 21 anni si laureò dunque in giurisprudenza e a 23 anni in lettere (scienze storiche). Nominato reggente alla Marciana di Venezia, fu molto contento, perché nella ricca biblioteca sapeva di trovare i libri necessari per approfondire l’indagine romanistica su temi molto impegnativi come quelli della vindicatio e della obligatio. Nel luglio del 1915 ottenne, per titoli e con prova di lezione, la libera docenza all’Università di Parma. Alla fine del 1917 venne nominato professore all’Università di Camerino e qui ebbe modo di allacciare amicizia con altri professori universitari, disposti a condurre con lui discussioni su temi scientifici. A Macerata superò a pieni voti, gli esami da avvocato alla Corte d’Appello. Negli anni cruciali del dopoguerra, di fronte all’ondata di illegalità, si avvicinò al fascismo. Nel 1923 – 24 fu professore all’Università di Messina, dove ebbe come alunno Giorgio La Pira, che ricordava come uno dei migliori allievi assieme a Tullio Segrè. Insegnò anche in Germania. Emilio era molto affezionato al fratello, il drammaturgo Ugo Betti, la cui opera teatrale oggi riscuote ovunque consensi, sia tra il grande pubblico, sia tra i critici. All’inizio del 1944 trovandosi a Camerino, già occupata dai partigiani, prima dell’arrivo delle truppe alleate, Betti venne arrestato e imprigionato per circa un mese per decisione del Comitato di Liberazione nazionale. Nell’agosto del 1945 venne sospeso dalle lezioni e sottoposto a giudizio. In seguito fu prosciolto da ogni addebito. Dopo aver lasciato, per sopraggiunti limiti di età, l’insegnamento ufficiale, continuò a svolgere corsi e seminari sull’ermeneutica e sulle sue applicazioni sia nel campo della scienza del diritto, sia in quello delle scienze storiche e delle altre scienze morali. I suoi testi vengono tuttora adottati in diverse Università Italiane e straniere (Spagna e Germania). Le sue pubblicazioni furono oltre 300. Tra queste:
Sulla opposizione dell’exceptio sull’actio e sulla concorrenza tra loro (1913) – La vendicatio romana primitiva e il suo svolgimento storico nel diritto privato e nel processo (1915) – L’antitesi storica tra iudicare (pronuntiatio) e damnare (condemnatio) nello svolgimento del processo romano (1915) – Studii sulla litis aestimatio del processo civile romano: I Pavia (1915), III (Camerino, 1919) – Sul valore dogmatico della categoria contahere in giuristi proculiani e sabiniani (1916) – La restaurazione sullana e il suo esito (Contributo allo studio della crisi della costituzione repubblicana in Roma) (1916) – La struttura dell’obbligazione romana e il problema della sua gnesi (1919) – IL Concetto della obbligazione costruito dal punto di vista dell’azione (1920) – Trattato dei limiti soggettivi della cosa giudicata in diritto romano (1922) – La tradizione nel diritto romano classico e giustinianeo (1924 – 25) – Esercitazioni romanistiche su casi pratici: I, anormalità del negozio giuridico (1930) – Diritto romano: parte generale (1935) – Teoria generale del negozio giuridico (1943) – Teoria delle obbligazioni in diritto romano (1956) – Attualità di una teoria generale dell’interpretazione (1967).

(GIURISTA, nato a Camerino il 20 agosto 1890 e morto a Camerciano di Camerino l’11 agosto 1968)

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