Muccia Antico Crocevia dell’Appennino

L’indagine archeologica a Maddalena di Muccia viene portata avanti con l’intento di inserire i dati dei primi scavi, condotti da Delia Lollini negli anni ’60, in un più ampio contesto di indagine, finalizzato a comprendere le dinamiche di frequentazione dell’area. La volontà di rendere pubblici i risultati delle indagini ha portato all’allestimento, all’interno della chiesa sconsacrata di Santa Maria Maddalena, di una mostra divenuta permanente in cui sono esposte, oltre ai materiali recuperati, le fasi delle campagne di scavo che hanno seguito un’impostazione interdisciplinare, basata sulla stretta collaborazione tra studiosi di diversi ambiti: tra questi, il geologo, il paleobotanico, l’archeozoologo, l’antropologo fisico, gli specialisti in analisi archeometriche. Tra i reperti si segnalano vari oggetti dell’industria litica paleolitica e neolitica e le decorate ceramiche di impasto. I falcetti, le macine e i semi carbonizzati di cereali, rinvenuti nelle ultime campagne provano la pratica dell’agricoltura. La fauna domestica indica un allevamento proprio di una comunità stabile, resta invece da verificare il peso dell’attività di caccia. La presenza di materie prime non locali – ossidiana e pietre verdi – attesta l’inserimento di Muccia nella rete di scambi già molto attiva nel Neolitico. L’area di scavo, ancora oggetto di indagine, non è musealizzata, occupa circa 450 mq ed ha evidenziato una frequentazione del pianoro prolungata nel tempo.

Tratto dal sito Sistema Museale della provincia di Macerata

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