Mostra archeologica permanente di Matelica

La mostra archeologica di Matelica è nata con l’intento di rendere pubblici i risultati dei pluriennali scavi condotti nel territorio comunale da parte della Soprintendenza archeologica per le Marche nell’ambito di una fattiva collaborazione con l’amministrazione comunale matelicense. L’esposizione è collocata su tre ambienti di diverse dimensioni; è integrata al secondo piano dell’edificio dalle collezioni civiche, comprendenti, tra l’altro, una predella di scuola romana del XVI secolo e opere del Fidanza. Riguarda quindi un ampio ambito cronologico con riferimento alla città e al suo territorio, a partire fondamentalmente dall’età del ferro, attraverso l’età romana e il medioevo, fino al XX secolo. La civiltà picena è riccamente documentata dai reperti provenienti dalla necropoli e dall’abitato Crocifisso – Zefiro, nonché dagli abitati di via Tiratori e via Spontini, dai quali sembra emergere una ricca realtà insediativa, strutturata sulla base del sistema pagano – vicanico, che ancora tra il IV e il II secolo a. C., come in altre aree interne del territorio marchigiano, non subisce traumatiche trasformazioni. In età romana il quadro sembra cambiare e nel secondo ambiente dell’esposizione sono ospitati materiali relativi alle fasi romane e medievali della città, i primi fondamentalmente relativi alla necropoli di Fonticelle e in particolar modo agli scavi urbani dell’antica Matilica. Nella terza e ultima sala del percorso sono esposti invece materiali ceramici compresi all’interno di un arco cronologico tra XIV e XVIII secolo. Si tratta in gran parte di maiolica arcaica italo – moresca, policroma e monocroma, oltre che di ceramica ingubbiata e graffita proveniente sempre da scavi urbani. Fra gli scavi recenti, dei quali sono esposti materiali, quello certamente più complesso e ampio è stato quello dell’area di lottizzazione Zefiro, all’interno della quale sono stati individuati e scavati una necropoli e un insediamento piceno datati tra l’VIII e il III sec. a.C. Nella prima vetrina, sono esposti i materiali provenienti da una tomba relativa a una donna che doveva appartenere ai ranghi più elevati della società. In particolare vanno evidenziati due pendagli, con pendenti antropomorfi schematici a forma di triangolo isoscele, secondo una tipologia nota in area non solo picena, e una tazza emisferica in lamina bronzea, che presenta confronti con materiali provenienti dalla necropoli di Castel di Decima. Interessante è anche il corredo vascolare, di cui fa parte un cothon, forma tipicamente picena. Tra gli oggetti di materiali misti, un coltello a dorso ricurvo in ferro e osso, che conserva ancora lembi di tessuto mineralizzato. Nella vetrina successiva sono esposti i materiali di altre due tombe della stessa necropoli. La prima è relativa a un individuo di sesso maschile, come denunciato dal rasoio lunato che reca ancora tracce di una riparazione antica e dal puntale di lancia in ferro con tracce di legno mineralizzato. Nel corredo sono compresi anche un coltello in ferro e osso decorato a incisione “ad occhi di dado” e una punta di lancia a lama fogliata. La tomba 99 apparteneva invece a un bambino sepolto insieme alla sua bulva bivalve in bronzo, oggetto legato ai fanciulli anche nella tradizione latina. Tra gli oggetti del corredo di particolare interesse è un pendente a pettine in avorio di forma triangolare. Sempre dalla necropoli di Zefiro sono esposti anche i materiali di una tomba appartenuta a un guerriero di rango elevato, con una panoplia totalmente in ferro. Indubbiamente elemento maschile è il rasoio lunato con decorazione geometrica. L’armamentario è documentato soprattutto da un bel pugnale in ferro ancora nel suo fodero rivestito in legno. Di particolare interesse una tazza in lamina bronzea di importazione, con un piede di restauro antico. Uno spazio all’angolo della stessa sala, è dedicato alla prossima esposizione della “Tomba di Villa Clara”, relativa sempre alla necropoli Crocifisso – Zefiro, e appartenuta a un princeps. Nel corredo della tomba, a tumulo, furono ritrovati tra l’altro due scettri e un elmo. L’ultima grande vetrina della prima sala è infine dedicata agli abitati dell’età del ferro di via G. Spontini e di via Tiratori, individuati a ridosso del centro storico di Matelica. Entrambi presentano due fasi collocabili cronologicamente tra il VII e il VI secolo e tra il IV e il II secolo a.C. Delle strutture abitative sono esposti alcuni frammenti di intonaco di capanna, realizzato in argilla, che porta ancora tracce del supporto vegetale della struttura. Sempre dai medesimi insediamenti provengono frammenti di impasto e di ceramica comune, spesso con decorazioni plastiche, frammenti di ceramica a vernice nera, relativi alla seconda fase, e alcuni esempi di resti sia faunistici che botanici.

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