Galleria d’Arte “Filippo Bigioli” di S. Severino

La Galleria d’Arte Moderna di San Severino conserva una raccolta di quadri d’arte contemporanea e una collezione di dipinti di Filippo Bigioli, pittore e incisore dell’800. Il palazzo comunale, edificato nel 1764, ha il piano di rappresentanza di notevole valore artistico con sale ottocentesche decorate e arredate. La Sala degli Stemmi, dipinta da Raffaele Fogliari, propone nel fregio gli scudi gentilizi delle famiglie sanseverinati. La Sala d’Accoglienza, ora sala consiliare, ha il soffitto affrescato con scene marine di Najadi e Tritoni ed alle pareti due grandi tele dipinte da Mariano Piervittori nel 1884, raffiguranti l’una Bartolomeo Eustachio che mostra le sue tavole anatomiche, l’altra Eustachio Divini che illustra il suo cannocchiale al granduca di Toscana Ferdinando II dei Medici. Al centro del soffitto il pregevole lampadario dei primi anni dell’ottocento realizzata dalla locale fabbrica di vetri e cristalli, ora non più operante, che produceva veri e propri capolavori. Le tre sale attigue – la prima delle quali ha il soffitto decorato con motivi di armi, elmi e cimieri ed è arredata con spendide consoles d’epoca – custodiscono la collezione Bigioli. Filippo Bigioli, pittore e illustratore, nato a San Severino nel 1798 e morto a Roma nel 1878, svolse la sua attività tra Roma e le Marche lasciando nella nostra città diverse opere. La raccolta consente di approfondire l’attività pittorica dell’artista che spazia dal dipinto storico, Pio IX saluta Ferdinando II e Giorgio il Nero, a quello di costume: la Passeggiata al Pincio. Il tema religioso è presente con la Sacra Famiglia, una Deposizione e numerosi bozzetti; possono essere ammirate opere di impronta neoclassica come le Bagnanti, Iride portata dagli Zefiri e i vari putti e amorini. Il Bigioli nutrì per il mondo dantesco un interesse particolare evidenziato sia dai dipinti sull’Allegoria dei Funerali di Dante e su Paolo e Francesca ma soprattutto dalla Galleria Dantesca di cui si possono ammirare i 27 bozzetti ad olio ricavati dai tre canti della Divina Commedia, che gli furono commissionati per la successiva realizzazione di altrettanti dipinti a finto arazzo di grandi dimensioni.

Tratto dalla sezione turismo del sito del comune di San Severino

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