Lavorazione del vetro a San Severino Marche

Nel secolo scorso, a San Severino l’artigianato era fiorentissimo ed operante nei più vari settori: fabbricazione di carta a mano, di cappelli di feltro, di cornici intagliate, di sedie impagliate e inoltre lavorazione del rame, del legno, del ferro, della pietra, pelli e vetro. Nei documenti d’archivio vi sono testimonianze che a San Severino il vetro si lavorava già nei tempi antichi. Nel 1499 Giovanni Francesco Beni aveva fatto costruire una fornace per esercitare l’ “artem vitri” e il Comune gli accordava delle esenzioni per favorire questa nuova attività produttiva. Nel 1509 troviamo operante a Frontale, uno dei castelli del contado sanseverinate, il maestro Vincenzo di Taddeo da Venezia, che è qualificato “magister ad fabricandum vitrum”. Ma, a prescindere da questi riferimenti sporadici, la storia delle vetreria di San Severino inizia nei primi anni dell’Ottocento quando nella parte alta della città fu aperta una fabbrica di vetri e cristalli dal chimico Giuseppe Aleandri, fratello del più celebre architetto Ireneo Aleandri. La fabbrica fu poi trasferita in più idonei locali al centro della città, nella cosiddetta Via dell’Isola, e dopo la morte dell’Aleandri fu mantenuta dal suo agente Francesco Galassi e quindi dalla sua consorte Basilide Bastari, essendo il Galassi scomparso prematuramente. L’opificio dava prodotti in vetro bianco e verde, bicchieri, bottiglie e vetrerie usuali. Quella di San Severino e quella di Piegaro in Umbria, erano allora le sole vetrerie esistenti nell’Italia centrale. Nel 1850 vi erano impiegati 8 operai; nel 1879, a dimostrazione del suo sviluppo, occupava 20 uomini e 4 donne, ma dava molto lavoro anche esternamente a facchini, ferrai, spacciatori ambulanti e legnaiuoli che fornivano grosse quantità di legna per la fornace. La vetreria fu attiva fino al 1883 per riprendere nuova vita nel 1887, per opera di una società anonima costituitasi tra sette azionisti con un capitale di lire 35 mila. La nuova società introdusse alcuni sostanziali miglioramenti, fra i quali l’installazione di un forno a fusione continua, alimentato da carbon fossile e non più da legna. Da una relazione del 1889 risulta che vi erano occupati in tempo di lavorazione, da dicembre ad aprile, fino a 80 operai, comprese alcune donne per l’impagliatura dei fiaschi. La produzione di oggetti di vetro e cristallo di uso comune, veniva smerciata soprattutto nelle Marche, in Umbria e Abruzzo. Vi si lavoravano però anche cristallerie e vetrami di lusso, come i bellissimi lampadari ad uso Murano, di tutte le forme e dimensioni. I prodotti della vetreria sanseverinate vennero premiati in diverse esposizioni; alla mostra di Camerino del 1889 ebbero il premio speciale del Ministero dell’Industria. Con il nuovo secolo, l’opificio decadde lentamente per non aver potuto vincere la concorrenza delle più grosse industrie vetrarie. Tuttavia ancora oggi a San Severino il vetro viene lavorato, anche se non più nei modi tradizionali, in forma industriale e adeguata alle esigenze dei nostri tempi.

Condividi