Fabbro e maniscalco

In passato il fabbro, il maniscalco e il ramaio adoperavano una simile attrezzatura. Per forgiare ferro o battere il rame occorrevano incudine, fucina, una serie di pinze – tenaglie per trattenere il forgiato, martelli e mazze per deformarlo. Le barre di ferro incandescenti e pastose, sotto i colpi dell’artigiano, diventavano zappe, picconi, vanghe, mannaie, accette, roncole, falcetti, tagliafieni, chiavistelli, alari, ferri di cavallo, brocche e caldai. Occorreva fuoco vivo e ininterrotto: la fucina, con camino per aumentare il tiraggio sul carbone di legna, era provvista di un grande mantice, a forma di soffietto, dalle pareti lignee e mantello in cuoio ansimante. Le due camere (il compressore – quella inferiore – e il regolatore – quella superiore) comunicavano tra loro con un’altra valvola, ma una sola camera sfiatava all’esterno. In tal modo, sollevando e abbassando, con leva o pedale, il sistema assicurava un soffio continuo. Il maniscalco ferrava ogni cavallo o un bue da traino di norma ogni due mesi, affinché il ferro, inchiodato allo zoccolo, non deformasse quest’ultimo nella sua crescenza. L’animale era fissato al travaglio, un castello di assi di legno a forma di parallelepipedo. Con una corda si bloccavano le corna affrontandole a un palo e il muso a un anello che ne frenava i movimenti. Due sottopancia di cuoio, fissati a un arganetto, sollevavano l’animale così da poter fermare, una ad una, con giri di fune, le zampe a traverse orizzontali. A questo punto il maniscalco schiodava il ferro (o la piastra) da sostituire, tranciando, lateralmente alle unghie, le punte dei chiodi fuoriuscenti e precedentemente ribattute, estraendole da sotto per mezzo di tenaglie. Rifiniva l’unghia con scalpello e coltello, limandola. Ne valutava la grandezza e la forma. Poi rientrava nella fucina a forgiare il ferro o ne sceglieva uno fra quelli già preparati. Lo provava sotto l’unghia, lo rettificava finché vi si adattasse perfettamente. Se i maniscalchi lavoravano in coppia, tenendo in bocca lunghi chiodi, con zampe piegate di buoi crocifissi sul travaglio, riuscivano a ferrare più di venti animali al giorno.

Condividi