Scavi archeologici a Muccia

La ripresa degli scavi archeologici a Maddalena di Muccia è dovuta a un’iniziativa congiunta tra la Soprintendenza Archeologica delle Marche, l’Università di Roma «La Sapienza» e l’Università di Pisa, con l’intento di inserire i dati dei primi scavi, condotti da Delia Lollini negli anni ’60, in un più ampio contesto di indagine, finalizzato a comprendere le dinamiche di frequentazione dell’area. Le campagne di scavo, eseguite tra il 2001 e il 2003, seguono un’impostazione interdisciplinare, basata sulla stretta collaborazione tra studiosi di diversi ambiti: tra questi, il geologo, il paleobotanico, l’archeozoologo, l’antropologo fisico, gli specialisti in analisi archeometriche. Il progetto prevede lo scavo estensivo del sito, per comprendere i tempi di occupazione della terrazza fluviale e i vari modi di utilizzazione nel tempo. L’area di scavo, di 450 mq, ha messo in evidenza una serie di le strutture in negativo rinvenute al di sotto di circa 50 cm di terreno arativo. Tra le priorità all’avvio della ricerca vi era l’identificazione dei vecchi scavi, rintracciati nell’area SO; la vecchia trincea, diversamente orientata rispetto alla griglia attuale, è stata inserita nella attuale quadrettatura, impostata secondo un modulo di 4 x 4m.
I risultati dei nuovi scavi hanno evidenziato una frequentazione del pianoro prolungata nel tempo, con strutture solo parzialmente sovrapposte tra loro. I periodi interessati sono:
Neolitico antico
A questo momento sono riferibili, nei nuovi scavi, due sole strutture, rappresentate da fosse tondeggianti, a profilo ovale. Nel corso delle nostre ricerche, a tutt’oggi, non si sono identificate altre strutture di questo periodo.
Neolitico recente
In direzione nord e nord-ovest sono state rinvenute una serie di fosse riferibili al Neolitico recente. La struttura più significativa, è composta da un ambiente subcircolare affiancato da un altro, più piccolo, quest’ultimo con pareti fortemente aggettanti, interpretato come silos. La fossa testimonia una notevole complessità delle fasi di utilizzo, forse anche diversificate nel tempo, poiché nella stratigrafia sono venuti in luce sistemazioni del piano, aree di cottura, abbondanza di resti di fauna. Tagliata da una canaletta romana, vi è un’altra fossa con fondo e pareti foderate di argilla concotta, ricca di carboni, probabilmente riferibile ad un forno infossato nel terreno. Vi sono inoltre altre cavità di dimensioni più piccole, alcune in rapporto spaziale tra loro
Eneolitico
Sono attribuibili a questo periodo due lunghi allineamenti di buchi per pali, fortemente decapati dai lavori agricoli, che in un primo momento avevano fatto pensare ad una struttura abitativa. Nell’ultima campagna di scavo sono venute in luce due ampie capanne, di forma rettangolare absidata, indiziate da una canaletta di fondazione contenente, all’interno, i buchi dei pali. In vicinanza di una capanna, una grande fossa, identificabile come forno, ha rivelato tracce di intonaco, legno carbonizzato e semi. Vi è inoltre una serie strutture, fosse e pozzetti, alcune delle quali in stretto rapporto funzionale tra loro.
Età picena
All’estremità sud del saggio Lollini è venuta alla luce una necropoli picena (VII-VI sec. a.C.) con tombe a fossa entro tumuli che si intersecano tra loro e un ricchissimo corredo in ceramica e bronzo.
Età romana
Il pianoro è attraversato, soprattutto in direzione SE, da una serie di strutture romane (muro, canaletta, forse una grande vasca scavata nel terreno) che sono state datate ad età imperiale.

Tratto da Archeologia Macerata.

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