Colonia di Potentia

La deduzione della colonia di Potentia è considerata una fondazione ex nihilo in un territorio non occupato precedentemente. La disponibilità di terre fertili, la vicinanza allo sbocco di una vallata fluviale, la quale rappresenta un importante percorso transappeninico di collegamento fra Tirreno e Adriatico, la presenza di una foce fluviale utilizzabile come base portuale, costituiscono alcune delle motivazioni per la scelta del sito per la nuova deduzione. La città era difesa da una cinta muraria costruita dieci anni dopo la deduzione e comprende un territorio che ha un’estensione superiore ai 162.000 mq; l’area effettivamente occupata nel corso del II sec. a.C. era, tuttavia, inferiore rispetto all’area occupata a partire dall’èra volgare.
Resti della colonia romana, fondata nel 184 a.C. contemporaneamente a Pisaurum nell’agro Gallico (Livio XXXIX, 44, 10), sono visibili in un’area a sud della foce del fiume Potenza, in antico Flosis, a 3,5 km di distanza verso sud rispetto all’attuale centro abitato di Porto Recanati. Percorrendo la SS16 in direzione Ancona, sul lato ovest della strada emergono diverse trutture pertinenti al complesso santuario-foro-mercato. Gli scavi archeologici condotti sull’area centrale dell’impianto urbano hanno portato all’individuazione di un tempio su podio di tipo prostilo, tetrastilo, ad unica cella provvista di ante, in cui si deve riconoscere l’aedis Iovis, ovvero il Capitolium citato dalla fonte liviana (Livio XLI, 27, 1 e 10-13): del podio resta la cornice di base modanata con gradinata di accesso a sud. La struttura, databile al II sec. a.C., è circondata su tre lati da un ambulacro porticato con accesso a sud: in una fase successiva il portico subì una serie di trasformazioni con la realizzazione di un muro interno al colonnato, che conservò la funzione di ambulacro, e di piccoli ambienti utili per l’immagazzinamento delle derrate alimentari, come attestano quattro dolii di terracotta.
A nord del muro perimetrale del portico è visibile un ampio spazio porticato, pavimentato in opus spicatum: in questo complesso è stato riconosciunto il macellum, ascrivibile all’età augustea; nel lato meridionale sono inglobate le tabernae repubblicane, ambienti quadrangolari di non grandi dimensioni che costituiscono le botteghe del mercato; al centro del macellum si apre un pozzo al quale si congiunge una canalizzazione che parte da una fontana-cisterna contigua ed esterna rispetto al muro settentrionale. Il macellum si colloca all’interno del blocco che accorpa i principali edifici cittadini e all’incrocio dei due assi viari principali dell’impianto urbano.
Contigui alla parete esterna orientale del portico sono visibili i resti di un edificio, denominato “edificio est”, per il quale, per la presenza di una vasca (frigidarium ?) è stata ipotizzata una funzione di tipo termale: la struttura, forse di età augustea, è articolata in una serie di ambienti di differenti dimensioni raccordati da corridoi; gli ambienti presentano le pareti affrescate e una pavimentazione a mosaico, sia a motivi geometrici in bianco e nero sia a tessere policrome, talvolta con intarsi di pannelli marmorei o in cocciopesto con tessere colorate.
All’estremo limite nord-est dell’impianto urbano e all’interno del circuito delle mura, sotto un livello occupato da sepolture, sono stati individuati diversi ambienti riferibili a blocchi di abitazione differentemente articolati, probabilmente pertinenti a due diversi isolati ai lati di un ampio spazio (largo 5 m) libero da strutture: l’unità settentrionale si articola intorno ad uno spazio centrale porticato sul quale si affacciano cinque ambienti contigui del lato occidentale, destinati probabilmente ad attività artigianali; il secondo blocco presenta una serie di ambienti, alcuni dei quali si affacciano su uno spazio interno aperto nel quale è stata individuata, per la presenza di un frantoio, un’area produttiva. I reperti rinvenuti nello strato di fondazione dei muri si riferiscono alla prima metà del I sec., mentre quelli recuperati al di sopra dei piani pavimentali dei due blocchi di costruzione – materiali ceramici e monete – testimoniano una continuità d’uso sino al IV sec. La presenza di sepolture nel livello sovrastante l’impianto di costruzione sta a dimostrare che la città posteriormente al IV sec. subì profonde modifiche nell’assetto, con la contrazione dell’area insediativa.
Nel settore ovest del portico colonnato è stato individuato, oltre ad un piccolo ambiente contiguo al muro esterno del portico e pavimentato a mosaico, uno spazio privo di strutture, scandito dall’allineamento di numerose basi quadrangolari poste ad intervalli regolari che testimonierebbero la presenza di un’importante via di scorrimento, probabilmente il cardo maximus.
Le fonti archeologiche documentano una continuità di insediamento fino al VII sec., ma di questo non se ne conosce l’entità. Nel Basso Medio Evo scompaiono anche le tracce dell’antica colonia romana.

Tratto da Archeologia Macerata.

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