Parco archeologico di Septempeda

L’area del Parco archeologico di Septempeda si colloca circa 2 Km ad est della città di S. Severino Marche, in un’area pianeggiante a nord dell’alveo del fiume Potenza, in gran parte attualmente tagliata dalla SS. 361 Settempedana-Camerte, con una concentrazione di evidenze archeologiche indagate e visibili in gran parte in località Pieve. La nascita ed evoluzione dell’insediamento romano di Septempeda, probabilmente da oppidum a conciliabulum e quindi municipium è legato al suo ruolo di rilevante centro di percorsi che fin dall’età pre-protostorica, e quindi per tutta l’età medievale caratterizzarono tale punto della media valle del fiume Potenza. L’asse sul quale si incardinarono una serie di percorsi secondari è definito dal diverticolo prolaquense della consolare Flaminia. Un tratto di tale antico percorso, in gran parte ripercorso da quello della SS. 361, è stata localizzato in località Ponte di Pitino, a 6 Km ad est della città. Dalla stessa fonte itineraria sappiamo che attraverso un percorso intervallivo la città era collegata sia con la Salaria Gallica attraverso Urbs Salvia, sia direttamente con la Salaria secondo un percorso che attraversava alcune delle principali città del Piceno Falerone (Falerius Picenus), Fermo (Firmum) ed quindi Ascoli (Asculum). La Via Flaminia Prolaquense, che con direzione ovest-est corre parallela e lungo il terrazzo sul Potenza, ha costituito il decumanus maximus della città che, dividendo lo spazio urbano in due aree ben definite – pianeggiante quella sud, in leggero declivio quella nord-, ne ha definito e condizionato l’impianto urbanistico.
L’area occupata dalla città è tuttora delimitata in gran parte dalle mura urbane, realizzate in grossi blocchi d’arenaria, che con un percorso in parte irregolare che si adatta alla conformazione del pendio, recinge un’area che dal I terrazzo sul fiume Potenza, sembra abbracciare la cresta delle prime colline che occupano il terrazzo di IV ordine. In particolar modo sono ben conservate le due porte sud ed est (delle quali visibile quella meridionale), entrambe a mesopirgo concavo, non perfettamente allineate con l’andamento delle cortine e poste a coprire dei mutamenti di direzione. Meno visibili, in quanto interrati o coperti dalla vegetazione altri tratti di mura che si riescono solo in parte, soprattutto per la zona est, a seguire; tra questi due torri circolari, oggi non più visibili. I più recenti scavi condotti in prossimità della porta meridionale sembrano infine documentare come tale area fosse occupata tra III e II sec. a.C. da una necropoli, i cui materiali documentano un’interessante fase ellenistica e sono in parte esposti presso il Museo Civico.
Dell’organizzazione degli spazi interni alla città poco si può attualmente affermare con sicurezza, a tal proposito è però di rilevante importanza l’individuazione in prossimità della Chiesa della Pieve di un breve tratto di un incrocio fra due strade basolate, dal cui scavo sono stati messi in evidenza anche livelli riferibili ad una fase di età repubblicana. I resti archeologici relativi alle aree interne alle mura riguardano fondamentalmente un edificio con caratteristiche termali (in parte scavato nel corso del 1971, attualmente recintato e dotato di un apparato didattico illustrativo). L’edificio sembra strutturarsi intorno ad un piazzale pavimentato a mattoncini in opus spicatum, circondato su tra lati da un portico a pilastri e dotato di una piscina. Intorno ad esso si affacciano il calidarium ed alcuni ambienti con suspensurae, pavimentati in gran parte a mosaico. Collocato in posizione centrale rispetto alla città, forse in prossimità del foro esso si sovrappone ad alcune livelli di età repubblicana che datati tra III e I sec. a.C. sembrano attestare in questa zona la presenza di una fornace per ceramica a vernice nera e soprattutto di un santuario dal quale provengono alcune interessanti frammenti di decorazione architettonica fittile. Sempre all’interno dell’area urbana e precisamente a sud della strada provinciale, nei pressi della Chiesa della Pieve sono state individuate a partire dal 1922 parti di una o forse più domus romane delle quali non sembra possibile riproporre un attendibile schema planimetrico. Di particolare interesse sono però i quattro mosaici qui individuati e ad esse pertinenti, dei quali il più antico databile alla fine dell’età repubblicana, e gli altri -uno dei quali esposto all’ingresso della sezione romana del Museo-, di piena età imperiale e collocabili cronologicamente nel corso del II sec. Nelle immediate aree periurbane è stato scoperto ed in parte indagato il quartiere artigianale del quale gli scavi hanno portato alla luce un complesso di fornaci per la cottura dei laterizi e della ceramica in uso fra I e IV sec. d.C quando l’area fu utilizzata come discarica. Si tratta di una struttura principale a corridoio centrale con praefurnio intorno alla quale si dispongono almeno altre 5 fornaci ed una vasca utilizzata probabilmente per la decantazione della materia prima.
Ugualmente lungo la viabilità principale, ad est ed ovest della città, erano collocate le necropoli a noi note, delle quali solo di quella ovest un nucleo scavato nel 1973 è collocabile topograficamente a sud della Strada Statale.

Tratto da Archeologia Macerata.

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