Palazzo Comunale di Macerata

Nell’androne e nel cortile del Palazzo Comunale di Macerata, con ingresso in Piazza della Libertà, è sistemata una raccolta archeologica, composta di venticinque iscrizioni e di alcuni pezzi scultorei: murate alla parete del lato orientale del cortile si conservano metope in pietra calcarea con fioroni (forse lacunaria) ed il calco di una maschera teatrale; presso i pilastri del portico si trovano una statua virile di togato, con capsa, ed una femminile, entrambe su basamenti moderni; sul lato occidentale dello stesso cortile si può osservare, su podio moderno recante una scritta del 1809, una statua di Esculapio, il dio della medicina, proveniente da Urbs Salvia, che risulta essere una copia modesta di un prototipo classico (di fine V – inizi IV sec. a.C.) rielaborato in età ellenistica, cronologicamente attribuibile al II sec. (Fig. 1).
Il primo nucleo delle iscrizioni si è formato nel corso del XVII secolo, si è arricchito nei primi decenni dell’Ottocento e, fra la fine dello stesso secolo e l’inizio di quello successivo, ha inglobato le epigrafi provenienti dalla collezione maceratese di Palazzo Compagnoni-Carradori.
La maggior parte delle iscrizioni latine proviene dalla città di Ricina. All’interno di una nicchia nella parete ovest del cortile si conserva un altare in marmo (C.I.L. IX 5742), che reca nella parte frontale una dedica a Mercurio, il dio della mercatura, databile alla prima età imperiale. Getta luce sull’attività edilizia dell’imperatore nelle comunità italiche un’iscrizione murata alla parete destra dell’androne (C.I.L. IX 5746), che ricorda la costruzione di terme e di strade da parte di Traiano, con l’eredità del famoso avvocato di Roma Tuscilio Nominato, noto da due epistole di Plinio il Giovane (Fig. 2): il fatto che il nome del princeps sia preceduto dall’epiteto divos (divus) fa datare il testo all’età di Adriano, ad avvenuta divinizzazione di Traiano. Una seconda iscrizione imperiale (C.I.L. IX 5747), alla parete sinistra dell’androne, è ricomposta da sei frammenti, dei quali soltanto tre sono originali, per cui la ricostruzione delle prime linee è giusta nella sostanza, ma non corrisponde alla realtà nel formulario: si tratta di una dedica posta nel 205 dalla colonia di Helvia Ricina all’imperatore Settimo Severo, cui viene attribuito il titolo di conditor (fondatore), probabilmente perché dovette inviarvi nuovi coloni. Integrate in epoca moderna sono anche le prime tre linee di una lastra murata alla parete destra dell’androne (C.I.L. IX 5786), menzionante membri della gens Annia. Le restanti epigrafi ricinensi sono tutte funerarie: alla parete destra dell’androne si conservano l’epitafio della liberta Ottavia Primitiva (C.I.L. IX 5776), del I sec., un’iscrizione cristiana (C.I.L. IX 5791), con l’augurio in pace, al centro della parete destra dell’androne, che si data al IV-V sec., una lastrina con l’iscrizione funeraria di un certo Vettio Ianuario (C.I.L. IX 5783), del II sec. ; alla parete sinistra dello stesso androne sono murate due lastre frammentarie, una con frustuli dell’onomastica di un ingenuo iscritto nella tribù Velina (C.I.L. IX 5784), l’altra menzionante un liberto dei Cincii che fu seviro augustale (C.I.L. IX 5751); alla parete orientale del cortile si osserva un busto-ritratto di un liberto della gens Clodia (Fig. 3), rappresentato con il capo calvo, al di sotto del quale si dispone un testo della fine del I sec. a.C. (C.I.L. IX 5765), alla parte ovest una stele calcarea (C.I.L. IX 5759), che ricorda appartenenti alla gens Annia, sul pilastro di nord-est una lastrina (C.I.L. IX 5780) con l’epigrafe sepolcrale di Marco Tedio Sabino.
Quattro testi sepolcrali vengono da Urbs Salvia, dei quali uno (una lastra murata nell’androne, sulla sinistra) ricorda la sepoltura del liberto Lucio Annio Capriolo (C.I.L. IX 5538). Due stele calcaree timpanate mutile nella parte inferiore, entrambe del I sec., sono state integrate arbitrariamente in età moderna e si trovano alla parete destra dell’androne (C.I.L. IX 5549, 5556), mentre la prima iscrizione in basso a sinistra è in parte una copia recente di un testo autentico, menzionante due appartenenti alla gens Multasia (C.I.L. IX 5552).
Di provenienza urbana e databili al I sec. sono due iscrizioni murate nell’androne, delle quali una (C.I.L. VI 15098), alla parete sinistra, è disposta all’interno di una tabella ansata e conserva l’epitafio di due probabili liberti dell’imperatore Claudio, l’altra (C.I.L. VI 15566), alla parete destra, menziona una schiava di una donna di nome Claudia Prisca. Di dubbia autenticità sono le epigrafi inizianti con Ossa che si leggono su due urnette cinerarie, entrambe sulla destra dell’androne (C.I.L. IX 602*, 603*), una delle quali reca sulla fronte la rappresentazione di due sfingi ai lati del ritratto della defunta.
Alle iscrizioni latine si affiancano: sul lato orientale del cortile un’urnetta cineraria tardo-etrusca, che reca sulla cassa una scena di combattimento (la lotta fra Etruschi e Galli), sul coperchio la figura del defunto recumbente ed un testo sinistrorso in lingua etrusca con l’onomastica del defunto stesso, databile al II sec. a.C.; sulla parete destra dell’androne una basetta o arula di marmo bianco con una dedica ad Herakles in greco (Fig. 4), di probabile provenienza urbana ed attribuibile al III sec.

Tratto da Archeologia Macerata.

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