Matelica preromana

Nel ricco panorama delle città antiche delle Marche, Matelica rappresenta, per alcuni aspetti, un caso a sé stante: abbastanza nota, infatti, sia dalle fonti letterarie che da quelle epigrafiche, la romana Matilica, con le sue preesistenze picene e le sue susseguenti fasi altomedievali e post-classiche in genere, era stata fino a poco tempo fa assai avara di sé, ed i dati relativi al suo passato più antico si limitavano ad emergenze isolate di strutture e reperti, porzioni talora pur notevoli di un quadro che rimaneva però comunque non leggibile nel suo insieme.
Oggi, a seguito di numerose nuove scoperte avvenute negli ultimi anni questo quadro inizia a ricomporsi.
Abbastanza chiaro, in primo luogo, appare il «modello» di occupazione del territorio di epoca preromana, almeno a partire da una certa epoca in poi: per quanto concerne le età preistoriche, infatti, i dati in nostro possesso si limitano ad attestarci per ora un’antropizzazione sparsa ma diffusa già fin dal Paleolitico medio; per il Paleolitico superiore possediamo comunque dati stratigrafici (località Case Felceto e Case Pezze) che risultano i più antichi di questo tipo nel quadro del periodo in oggetto nelle Marche.
A partire dalla tarda Età del Ferro, invece, le scoperte delle grandi necropoli a circoli nelle località Piane dell’Incrocca, Crocifisso, Zefiro, Brecce e Cavalieri, insieme con i relativi abitati, spesso direttamente correlati, considerate unitariamente ai precedenti ritrovamenti, anche nell’area urbana, mostrano come, fin dall’VIII sec. a.C. e fino alle soglie della romanizzazione, tale modello d’insediamento procedesse per vicos et pagos, e come tali comunità siano ben caratterizzate dalla presenza di una classe magnatizia rurale, che doveva chiaramente trarre il suo benessere dallo sfruttamento agricolo delle fertili terre della valle dell’Esino, ma nel contempo anche dal controllo delle direttrici di comunicazione naturale transappenniniche costituite dal corso di tale fiume e degli altri contigui. Tale situazione dovette permanere pressoché immutata fino all’epoca romana, e non sembra che la limitata penetrazione gallica, testimoniata tra il IV e il III sec. a.C., che pure senz’altro arricchisce il panorama culturale della zona, abbia sensibilmente modificato gli schemi insediativi e la realtà socio-economica dell’area.
Il quadro cambia invece radicalmente con il mondo romano: un processo di sinecismo verso il sito della città attuale, forse già iniziato precedentemente, porta alla formazione, sicuramente già avvenuta in periodo augusteo, di Matilica, che, nei primi secoli dell’Impero, dovette godere di una notevole floridezza economica, di cui sono chiara testimonianza le numerose e cospicue emergenze archeologiche urbane, spesso a carattere monumentale.
In parallelo con il centro urbano, anche l’ambito rurale appare ricco e organizzato, come induce a credere quanto appena intravisto nei limitati saggi esplorativi nel sito della villa rustica di Fonticelle, in relazione alla quale, presso il tracciato stradale di fondovalle, deve probabilmente vedersi la necropoli, situata nell’area del cimitero di quella località.
Anche successivamente alla fine del mondo romano, e nei pur difficili secoli dell’Alto Medioevo, a differenza di quanto sembra avvenire per altre città antiche delle Marche, né il centro urbano né il contado appaiono del tutto spopolati od abbandonati: le testimonianze archeologiche, al contrario, non rilevanti dal punto di vista monumentale, ma molto significative per altri aspetti, evidenziano una tenace continuità dell’insediamento, che rinascerà e ricrescerà poi su se stesso, nei secoli centrali del Medioevo, fino ad assumere la forma attuale.

Tratto da Archeologia Macerata.

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