Località Planina

Nell’area oggi occupata dalla frazione di S.Vittore, distante circa undici chilometri da Cingoli, sulla sponda sinistra del fiume Musone sorse, nell’antichità, l’insediamento di notevole rilievo chiamato Planina. Non si conosce con sicurezza il nome antico del centro che, frequentato fin dalla preistoria, ebbe un consistente sviluppo a partire dall’Età del Ferro e si caratterizzò in epoca romana come centro termale e santuariale: dall’area provengono infatti ex voto fittili, un cippo con iscrizione relativa alla protezione di un area sacra e vari ambienti con canalette e vasche impermeabilizzate, messi in luce nel secolo scorso.
Se la ricchezza dei rinvenimenti archeologici a San Vittore ha da sempre attirato l’attenzione degli studiosi, indagini recenti hanno reso inconfutabile l’esistenza nel luogo di una realtà municipale: è stata infatti riconosciuta come proveniente da San Vittore un’iscrizione oggi murata a Cingoli, nell’atrio di Palazzo Simonetti, che ricorda il restauro di una basilica. L’ipotesi più accreditata è che nel luogo sorgesse la città di Planina nota da Plinio il Vecchio (Vat. Hist. III, 110).
La dispersione dei materiali di S.Vittore, dove alla città antica non fece seguito un nuovo centro urbano, è stata intensa nei secoli passati e continua ed essere consistente ancor oggi. Solo una minima parte è conservata nel Museo di Cingoli, altri reperti si trovano a Iesi, un bronzetto votivo che reca una iscrizione umbra con dedica a Giove è conservato oggi presso il Museo Archeologico di Firenze; in Ancona, nel Museo Nazionale delle Marche, è custodito un grande pavimento a mosaico con decorazione geometrica (m 6 x 9), scoperto intorno al 1950.
La parte più cospicua dei materiali archeologici del luogo è conservata nell’Antiquarium, ricavato in un vano seminterrato della antica abbazia benedettina di S.Vittore, oggi villa patronale che offre anche servizio di Bed and breakfast.
Vi sono conservate alcune iscrizioni, rocchi di colonne ed altri elementi architettonici. Interessanti sono alcuni architravi decorati con rilievi di armi alternate a figure femminili panneggiate e nude, un frammento di statua virile panneggiata, resti ceramici e di pavimenti a mosaico.
Ruderi di antiche strutture in muratura sono ancora visibili all’interno di un recinto privato, al centro dell’ area dalla quale provengono per gran parte i reperti: si tratta di un terrazzo fluviale destinato allo sfruttamento agricolo, che domina un’ansa del fiume Musone e sovrasta la sorgente, ancora visibile tra la vegetazione, con una sistemazione architettonica che risale agli anni ’70; altri resti murari si notano a stento tra la vegetazione ai margini del ripiano e presso la sorgente.
Il sito continuò ad essere abitato almeno fino al IV-V sec., come attestano i rinvenimenti di frammenti di terra sigillata medio-adriatica e di lucerne a canale.
Lungo la via che conduce ad Osimo, e che presumibilmente ricalca un’antica strada romana, a poca distanza dal ristorante «La Selva», si riconosce un modestissimo rudere in opus caementicium, riferibile ad un monumento funerario, vicino al quale sono state rinvenute sei tombe a cremazione del I sec., i cui corredi funerari sono conservati nel Museo Archeologico delle Marche di Ancona.

Tratto da Archeologia Macerata.

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