Città di Urbs Salvia

La città di Urbs Salvia sorge in un’area caratterizzata da basse colline che si sviluppano ai fianchi delle valli del Chienti e del Fiastra, e si situa alle pendici di un morbido rilievo esposto a sud-est, che digrada dolcemente a partire dalla linea di cresta del colle di S. Biagio fino a raggiungere, articolandosi in una serie di terrazzi naturali, il fondovalle pianeggiante. Quanto al dibattuto problema delle sue origini, la tesi più accreditata oggi, sulla base di rilevanti documenti epigrafici che attestano come la città fosse amministrata da pretori, e tenuto conto del fatto che la pretura rappresenta la magistratura principale delle colonie di fondazione antica, lascia ritenere che anche Urbs Salvia sia stata una colonia fondata nel corso del II sec. a.C. A dare sostegno a questa tesi c’è inoltre la notizia di Plinio il Vecchio che, nell’elenco delle città dello regio V Picenum (Nat. Hist. III,13,111), menzionando Urbs Salvia, nel precisare il nome dei suoi abitanti, li chiama con l’appellativo di Urbe Salvia Pollentini: questa informazione ci permette di identificare in Pollentia il nome della colonia. La città pertanto nata con il nome di Pollentia, lo trasformò ad un certo momento con quello di Urbs Salvia, e anche se fino ad ora mancava la certezza che tra le due realtà insediative vi fosse uno stretto rapporto di continuità topografica, i rinvenimenti effettuati nel corso di recenti indagini svolte dall’Università di Macerata hanno potuto confermare la sicura esistenza nel luogo di un originario insediamento urbano, già a partire dalla fine del II sec. a.C. Ma è con l’inizio dell’età imperiale, anche a seguito di una nuova assegnazione di terre ai coloni in epoca triumvirale, che la città conoscerà una fase di grande crescita e fermento edilizio sostenuto anche dall’evergetismo pubblico e privato: con l’avvio del principato augusteo infatti la città diventa oggetto di una imponente progetto di riorganizzazione urbanistica che comporta la distruzione e la definitiva obliterazione delle vecchie strutture per far luogo nel centro cittadino agli edifici monumentali che ne muteranno radicalmente il volto, a sancire la nascita della nuova Urbs Salvia. Tutti i più noti edifici di Urbs Salvia, ad esclusione dell’anfiteatro, rientrano infatti cronologicamente nel periodo che va da Augusto (27 a. C.- 14 ) ai primi decenni del I sec. quando, in un periodo di tempo abbastanza limitato, viene attuata la monumentalizzazione delle principali aree a destinazione pubblica dislocate nel settore nord dell’area urbana, con la realizzazione di un organico piano progettuale che deve aver sin dall’inizio programmato la delimitazione degli spazi e la loro destinazione funzionale. Un ruolo fondamentale in questa organizzazione urbanistica è rivestito dal principale asse della viabilità antica, rappresentato da un tratto della Salaria Gallica, il cui tracciato, attestato almeno a partire dal III sec. a. C., è ancora oggi ricalcato dalla SS 78 Picena: questo, attraversando la città da sud a nord venne a rappresentare il cardine centrale intorno a cui l’insediamento urbano prese sviluppo con la disposizione di un sistema di isolati regolari che comprendeva un’area pianeggiante ad est ed una contraddistinta da un declivio progressivamente più ripido ad ovest. Gli isolati, di forma rettangolare o quadrata, basati sul modulo dell’actus, si disponevano seguendo le necessità determinate dall’andamento del pendio e nel rispetto della conformazione geomorfologica naturale con un susseguirsi imponente di terrazzi, talora rafforzati anche da sostruzioni artificiali. Un particolare risalto acquistavano in questa ottica i monumenti posti sui terrazzamenti più elevati, come il teatro e il Criptoportico superiore, che assolvevano anche al preciso intento di valorizzare le opere connesse all’intervento pubblico. Analoga funzione al di là della strada, doveva assolvere il Criptoportico inferiore che, venendo a formare nella zona morfologicamente caratterizzata da una leggera pendenza verso est, una sostruzione artificiale, evidenziava l’emergere in tutta la sua monumentalità del podio del Tempio della Salus Augusta e dei portici ad esso circostanti.
Di particolare interesse è infine anche la collocazione data all’anfiteatro, posto in area extraurbana, immediatamente fuori della porta di ingresso nord alla città: tale posizione risponde sia alla necessità di non occupare spazi estesi all’interno dell’area urbana, sia a quella di facilitare l’afflusso e deflusso del pubblico in gran parte proveniente dalla campagna, senza impegnare la viabilità urbana. Poco si conosce sulla Urbs Salvia dell’età medio e tardoimperiale, quando, come avviene per tante altre città devono essersi cominciati a manifestare segni di crisi. Già nel IV sec. la città fu oggetto di incursioni e saccheggi da parte di Alarico e dei Visigoti e nel VI sec., al tempo della guerra gotica – stando alla testimonianza oculare di Procopio di Cesarea – subì una nuova devastante distruzione; ma questa non fu totale dal momento che i rinvenimenti archeologici mostrano come continuasse a vivere ancora abbastanza a lungo, anche se con una sostanziale contrazione del tessuto urbano. La generale povertà di informazioni sulla Urbs Salvia tardo antica è in qualche modo ridimensionata dalla notizia del’arrivo del Cristianesimo: si conosce infatti l’esistenza di una sede vescovile (anche se incerta appare la figura del vescovo Lampadius) e di un paio di testimonianze epigrafiche di recente acquisizione. Mura urbiche. La cinta muraria della città romana si estende lungo un perimetro di circa 2500 m di lunghezza, delimitando una superficie di oltre 40 ettari; di essa si conservano quasi integralmente il lato nord, e parte di quelli sud ed est, mentre di quello ovest, forse da collocare lungo la linea di cresta occupata dall’abitato attuale, non si hanno tracce sicure. La cortina è costruita in opus testaceum a parete piena, con mattoni che misurano cm 30 x 45, ed è scandita lungo il percorso da torri a pianta per lo più poligonale ed in particolare ad ottagono, che rappresentano rari esempi di questa tipologia e sono distribuite lungo il pendio collinare con regolarità, in corrispondenza simmetrica sui lati opposti delle mura. Una delle torri ottagonali, collocata a mezzacosta, e in prossimità di una postierla, presenta ancora tracce delle feritoie e delle strutture di copertura del primo piano. Lungo il percorso della cinta muraria si conservano attualmente tre porte di accesso: della porta sud, posta lungo il tracciato urbano della Salaria Gallica, non resta che un grosso nucleo cementizio sotto il campanile della Chiesa del SS. Crocifisso, relativo con ogni probabilità al pilone di un fornice; meglio conservata, anche se non integralmente, all’estremità opposta del cardo maximus della città, la porta nord della tipologia cosiddetta a mesopirgo, caratterizzata cioè da uno spazio trapezoidale ricavato dinanzi ad essa. Sul lato orientale si conservano i resti, inglobati in una casa colonica, della c.d. Porta Gemina, costituita da un doppio fornice, attraverso la quale doveva immettersi in città la strada proveniente da Firmum, secondo quanto indicato dall’Itinerarium Antonini.
La realizzazione della cinta muraria, certamente una delle prime opere di monumentalizzazione connesse alla riorganizzazione augustea della città, può essere datata tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi dell’età volgare, mentre più tarda è probabilmente la costruzione della Porta Gemina, da collocarsi nel l’ambito del II sec.

Tratto da Archeologia Macerata.

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