Città di Pausulae

Nei pressi dell’Abbazia di S. Claudio al Chienti, nell’omonima località di San Claudio di Corridonia, è stata localizzata l’antica Pausulae, città romana la cui storia resta ancora molto lacunosa. Le soli menzioni di questo centro della bassa valle del Chienti sono rappresentate da un passo di Plinio, che ne attesta l’autonomia municipale, dal Liber Coloniarum, che documenta in età triumvirale la bonifica agraria e la delimitazione dei confini dell’ager pausulensis, e da un’ulteriore notizia storica del 465, che testimonia non solo l’esistenza della città ancora nel V secolo, ma anche l’importanza che essa riveste in quanto sede episcopale. Se ancora da chiarire sono le fasi della poleogenesi, si hanno invece maggiori elementi per la topografia antica di Pausulae, città favorita da un’ottima posizione geografica per la presenza non solo del fiume Chienti ma anche di un’efficiente rete stradale di fondovalle. Le fonti itinerarie documentano l’esistenza di due percorsi, quello Asculum-Pausulae-Potentia e quello Firmum-Pausulae. Le ricerche topografiche, mediante l’interpretazione ed il confronto delle fonti con le evidenze archeologiche, hanno portato alla ricostruzione degli assi viari Urbs Salvia-Pausulae e Pausulae-Ricina ed hanno ipotizzato, senza però riscontri precisi, anche il percorso Falerio-Pausulae. Sono state messe in luce, inoltre, alcune tracce di centuriazione che non mostrano alcuna relazione con il sistema viario. Per quanto riguarda lo stato politico della città, la documentazione epigrafica fornisce soltanto la testimonianza che Pausulae era municipium ascritto alla tribù Velina. Le iscrizioni, assegnabili ad un arco cronologico che va dall’età augustea fino alla tarda età imperiale, sono quasi esclusivamente di carattere onorario e funerario e non offrono nessuna informazione sull’assetto delle magistrature. Significative sono inoltre la dedica al divo Augusto e quella a Commodo, databile tra il 177 e il 178, che documenta probabilmente i rapporti esistenti tra Pausulae e la casa imperiale, ed il documento che attesta il poleonimo Pausulani. Più consistenti sono le testimonianze archeologiche, databili a partire dall’età tardo repubblicana. Le ricognizioni sul terreno hanno permesso di individuare ad est dell’Abbazia di S. Claudio una vasta zona di affioramento di materiali con presenza di strutture murarie. Con l’ausilio della fotografia aerea è stato possibile accertare anche la presenza di un circuito murario in corrispondenza dell’estremità orientale dell’area di affioramento dei reperti archeologici. Le campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche fra il 1980 e il 1982 nell’area a sud-est dell’Abbazia, pur non avendo potuto stabilire con esattezza i limiti dell’area urbana, hanno evidenziato tuttavia che essa, almeno nella fase più antica, si estende ad est oltre la cinta muraria. Sono state individuate tre fasi insediative, che presentano tutte un brusco cambiamento di orientamento delle strutture (da un allineamento NE-SO ad un allineamento N-S), condizionato probabilmente dal fiume Chienti. Le due fasi più antiche, databili dagli ultimi decenni del I secolo a.C. al II, presentano ambienti a pianta quadrangolare allineati ai lati della carreggiata stradale e affacciati a ovest su di un portico utilizzato in entrambe le fasi; è difficile ipotizzare le destinazioni d’uso degli edifici, ma la presenza, nella seconda fase edilizia, di numerosi focolari che si aprono su uno spesso strato di bruciato e di abbondantissime scorie di ferro, può far supporre che si tratti di un complesso industriale. La riutilizzazione di frammenti di decorazione fittile architettonica dipinta nelle fondazioni dell’impianto più antico, analoga a quella restituita dai complessi santuariali di Monterinaldo e Potentia della metà del II -metà del I a.C., è un elemento rilevante, indizio di una fase edilizia precedente che potrebbe essere messa in luce con nuovi interventi di scavo. L’ultima fase è caratterizzata da una diversa tecnica costruttiva che utilizza paramenti di ciottoli di fiume legati da malta in sostituzione dei paramenti laterizi; in questa fase è stato sicuramente almeno ripristinato il manto della carreggiata stradale. Gli scavi della Soprintendenza hanno portato alla luce a nord ovest dell’antica Pausulae anche una basilica paleocristiana con pianta a croce greca. Di grande interesse è la provenienza dal sito di etichette plumbee iscritte, usate come contrassegno di produttori o nel trasporto di merci, testimonianza dunque di attività produttive e commerciali. Un’altra attestazione di tali attività è rappresentata da un frammento in terra sigillata italica con bollo in planta pedis dell’officina di C. Memmius, vasaio aretino la cui produzione è ampiamente diffusa e attestata nelle Marche. Le evidenze archeologiche emerse anche in altre località limitrofe – come ad esempio i resti di una villa romana forse databile alla fine del I a.C. in località Massaccio presso Morrovalle, o i frammenti di ceramica, i dolii e i laterizi rinvenuti in località Sarrocciano – mostrano una situazione insediativa articolata. L’area archeologica non è attualmente visitabile. Tra i reperti rinvenuti, in parte conservati presso l’Abbazia di San Claudio, si segnala una testina virile marmorea di gusto eclettico databile al I secolo. Le epigrafi sono conservate alcune nell’Abbazia di S. Claudio, altre murate sotto i portici antistanti il Palazzo Comunale di Corridonia, altre ancora collocate nella villa Tusculano ad Appignano.
L’ubicazione a S. Claudio al Chienti della città romana di Pausulae, un municipio creato probabilmente dopo il 49 a.C. e retto da duoviri, è stata stabilita fin dal ‘700 sulla base della continuità del toponimo in documenti medievali. Il nome degli abitanti è ora attestato esplicitamente da un frammento epigrafico che menziona i [Pau]sulan[i].

Tratto da Archeologia Macerata.

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