Città di Camerinum

L’attuale città di Camerino sorge sopra la città antica, in posizione elevata, sulla dorsale che separa la valle del fiume Chienti da quella del fiume Potenza. Il territorio comunale è compreso per intero nell’ager dell’antica città di Camerinum. La posizione dominante in altura, nella fascia di territorio compresa fra i due fiumi le cui vallate costituirono da sempre delle vie di comunicazione tra i versanti adriatico e tirrenico dell’Appennino, ha favorito indubbiamente la fortuna e lo sviluppo del centro che vede una continuità di vita ininterrotta fin dall’età protostorica. Alcuni frammenti ceramici, rinvenuti nello scavo all’imbocco di Via Colseverino e nello scavo di Piazza Garibaldi (riferibili alle Età del Bronzo e del Ferro), documentano tracce di frequentazione umana sul colle in età protostorica, come confermano anche i ritrovamenti dal resto del territorio camerte. L’età preromana è testimoniata da frammenti di ceramica attica figurata (un piede e frammenti di parete di un cratere «a figure rosse» del V-IV secolo a.C.) provenienti dall’area di Madonna delle Carceri, giunti probabilmente dalla costa adriatica attraverso i percorsi vallivi dei fiumi Potenza e Chienti e dal corredo di una delle due sepolture galliche di Vallicelle, composto da un barilotto ligneo con rivestimento in lamine di bronzo decorate a sbalzo, da un’olpe e da una ciotola, entrambe a vernice nera. La necropoli gallica testimonia l’espansione di alcuni gruppi di Galli Senoni oltre il fiume Esino, confine indicato dalle fonti. Il primo contatto che i Romani stabilirono con gli abitanti del centro umbro si ebbe probabilmente con il foedus aequum (patto di pari condizioni) del 310 a.C., stipulato tra Roma e i Camertes Umbri in funzione antigallica, in seguito alla spedizione di Quinto Fabio Massimo Rulliano in questi luoghi.
La città di Camars fu fedele a Roma sia durante la guerra contro i Galli – che si concluse nel 295 a.C. con la vittoria di Roma e che proprio nel territorio di Camerino, secondo lo storico Polibio, vide verificarsi uno scontro armato tra i Romani ed una coalizione di Galli, Etruschi e Sanniti – sia durante la seconda guerra punica, in cui inviò truppe contro Annibale. Le comunità umbre, attraverso dei trattati, mantennero comunque l’indipendenza da Roma fino al 90 a.C., quando, in seguito alla guerra sociale, ottennero la cittadinanza romana e furono creati i municipi retti da quattuorviri, tra i quali anche Camerinum.
Le fonti letterarie ricordano la città anche per il valore dimostrato da due coorti di Camerti durante la guerra cimbrica (113-101 a.C.), le quali meritarono la cittadinanza romana (cives optimo iure), concessa loro sul campo di Vercellae da Mario e per il coinvolgimento nella congiura di Catilina nel 63-62 a.C. mediante l’invio fra i congiurati di Roma e fra i sostenitori Piceni di un ambasciatore di nome Septimius, camerte.
Con la suddivisione politico-amministrativa augustea, Camerinum divenne municipio della regio VI (Umbria) ascritto alla tribù Cornelia. L’ager camerte subì inoltre una riorganizzazione, ma la città conservò l’ordinamento municipale almeno fino al II secolo, come documenta un’iscrizione che omaggia Settimio Severo per il rinnovo del foedus aequum. A partire dai decenni successivi al 90 a.C. e fino al I secolo la città fu interessata da una fase di monumentalizzazione che investì anche il territorio circostante: proprio a questo periodo vanno fatti risalire verosimilmente i resti dell’acquedotto, emersi dagli scavi extraurbani di Vallicelle e in loc. Ponti, quelli di un edificio monumentale (sotto al Teatro Marchetti) e di abitazioni rinvenute sempre nella zona centrale della città. Sul territorio, lungo le principali vie di comunicazione e le direttrici pedemonatane, si distribuirono piccoli insediamenti sparsi e ville rustiche. Camerinum mantenne una sua vitalità anche in età tardoantica: fu sede episcopale a partire dalla seconda metà del V secolo e alla fine del VI, tra 591 e 592, fu teatro di una battaglia campale tra i Longobardi e i Bizantini per il possesso del territorio costiero tra Ravenna ed Ancona, a seguito della quale la città fu assoggettata. La presenza longobarda è documentata da una sepoltura con corredo (sperone in bronzo, spatha, sax in ferro) rinvenuta a Vallicelle relativa ad una necropoli che era situata con ogni probabilità subito fuori dalle mura della città romana. In età altomedievale la città fu sede di un ducato connesso con quello di Spoleto, subì il sacco svevo nel 1259. Nel XIV secolo entrò in possesso della famiglia signorile dei Da Varano, con i quali conoscerà un esteso periodo di benessere e sviluppo economico, come testimoniano le maioliche rinascimentali provenienti dal centro urbano, attribuibili a produzioni locali o comunque marchigiane. La città moderna non è stata scavata in modo sistematico ed i rinvenimenti sono frutto di lavori occasionali o di scavi di emergenza.
Gli scavi condotti nel 1991, in occasione dei lavori di ripavimentazione di Piazza Garibaldi, hanno restituito, accanto a strutture postclassiche (pozzi, fognature, vasche e cisterne) e a tombe di età medievale, anche muri in pietre squadrate, strati di crollo con tegole e pavimenti in cocciopesto relativi ad un’abitazione di epoca romana, ceramica «a vernice nera» di età ellenistica, ceramica attica e un’ansa d’impasto levigato di età protostorica. Al di sotto delle fondamenta del Teatro Marchetti, durante lavori di risistemazione del palcoscenico alla metà dell’800 e nel 1983, sono emersi resti di un edificio monumentale probabilmente a carattere pubblico, costituito da una fronte di 13 colonne su basi quadrate e muri paralleli in blocchetti calcarei, con tracce di battuto in cocciopesto. Nei livelli superiori sono venuti alla luce anche frammenti di intonaco dipinto e tessere di mosaico in pietra bianca. Tale edificio si può riferire cronologicamente, come anche il precedente, alla fase di monumentalizzazione del centro avvenuta dopo il 90 a.C.
Di grande interesse sono i frammenti musivi relativi a pavimentazioni, rinvenuti nell’area centrale della città e appartenenti ad un edificio pubblico o privato. Nei pressi di Piazza Mazzini, tra Vicolo dell’Archetto e Via Colseverino, è emerso un tratto di mosaico a fondo bianco con due linee nere che costituiscono un riquadro. Ugualmente in questa zona sono stati rinvenuti alcuni ambienti con pavimentazione musiva a tessere bianche con riquadro centrale costituito da una cornice a decorazioni geometriche che racchiude un emblema policromo andato distrutto. Il pavimento, non più visibile perché ricoperto subito dopo il rinvenimento, si data, come il precedente, dopo il 90 a.C. ed è probabilmente riferibile allo stesso edificio.
Un mosaico policromo, di m 6 x 4, decorato a reticolo geometrico di esagoni costituiti da quadrati alternati a triangoli con esagono centrale contenente varie decorazioni floreali, proviene dallo scavo di Via Colseverino. Questo è stato strappato e ricomposto in una sala del Museo Civico, si data alla fine del I – inizi II secolo ed è pertinente ad un vano di cui si conserva solo la parete est. Su tale parete è stata rinvenuta un’apertura, in corrispondenza della quale si è trovata una soglia in calcare che dava accesso ad un altro ambiente scoperto per m 0,30 di lunghezza, pavimentato a mosaico con tessere bianche leggermente più grandi di quelle precedenti. I muri di questo ambiente erano rivestiti da intonaco bianco. Dallo scavo sono emersi anche frammenti di intonaco dipinto su due strati sovrapposti, posti a contatto diretto con il mosaico che documenterebbero il rifacimento dell’ambiente con una nuova decorazione, da connettere forse con un evento traumatico. Interessante è un frammento raffigurante Apollo con balteo e faretra posta sulla spalla destra. I motivi decorativi degli intonaci ricordano quelli rinvenuti sotto il Teatro Marchetti, facendo ipotizzare la pertinenza di essi allo stesso edificio o a strutture diverse ma che subirono lo stesso rifacimento. Molto controversa è la questione dell’ubicazione del foro della città: secondo alcuni studiosi esso si trovava nella zona di Borgo S. Giorgio, sulla scorta del materiale epigrafico di carattere pubblico ivi rinvenuto; secondo altri andrebbe invece localizzato nella zona centrale di Piazza Mazzini, forse proprio sotto il Teatro Marchetti, in connessione con la struttura colonnata che trova delle analogie con il foro porticato di Potentia.
Gli scavi eseguiti fuori dall’area urbana antica hanno restituito resti di un acquedotto, in località Le Mosse, costituito da un cunicolo scavato nel banco, fornito di pozzetti di areazione, con piano in calcestruzzo e copertura costituita da una doppia serie di tegoloni. A Vallicelle sono stati recuperati resti di suspensurae che fanno ipotizzare la presenza di un edificio termale.

Tratto da Archeologia Macerata.

Condividi