La quaresima

La Quaresima in passato era rigorosamente rispettata specialmente in ambiente contadino maceratese. Si racconta a tal proposito un’improbabile usanza che ben delinea però la mentalità e i comportamenti. In Quaresima – si narra – si appendeva con uno spago un’aringa salata ad una delle travi in corrispondenza della tavola su cui si consumavano i pasti. Ogni boccone della polenta, che era preparata sulla spianatora – la tavola che normalmente veniva utilizzata per fare la pasta – veniva strofinato sull’aringa pendente perché acquistasse un minimo di sapore! Senza voler indagare se ciò risponda al vero, è comunque da dire che durante la Quaresima i cibi si adeguavano al periodo di penitenza ed erano limitati a verdure, patate, legumi, aringhe, sardelle e polenta.
Finitu Carnuà, finito amore, / finito de magnà le castagnole / finito de staccià’ farina e fiore enunciava con profonda tristezza un detto popolare che suonava come una sorta di grido di dolore e di rimpianto per un godimento – il Carnevale – ormai terminato.

Tratto da “Dizionarietto delle Tradizioni e del Mangiare” del sito della Comunità Montana dei Monti Azzurri.

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